Canti inediti, fatti con amore, per elevare a Dio un canto di preghiera, supplica, lode e ringraziamento, per un incontro profondo, spontaneo, avvolgente dell’anima e del cuore con Lui, Gesù, Maria, S. Giuseppe e gli angeli.
Testi biblici, riflessioni, meditazioni, Podcast, per una maggiore conoscenza ed approfondimento della parola di Dio, rafforzamento della fede e nutrimento dell’anima.
Preghiere elevate a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, a Gesù, Maria e S. Giuseppe nelle varie occasioni della vita.
Un viaggio che nutre l’anima
e risveglia la fede…
Un percorso che parte dal centro del tuo cuore e si proietta verso orizzonti pieni di fascino e mistero, ricchi di tante occasioni di crescita e partecipazione, oltreché coinvolgimenti emotivi.
Un orizzonte dove la musica, le parole, le immagini, i desideri, le esigenze e le esperienze personali si fondono e si intrecciano in una unica località: quella dell’amore di Dio, Signore del cielo e della terra e di tutto ciò che
è stato creato.
Non perdere questa possibilità:
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Lasciati trasportare da canti e melodie che elevano l’anima, toccano il cuore e risvegliano la fede, nella gioia, nella supplica o nella preghiera accorata e fiduciosa al Signore, a Maria, a San Giuseppe, agli Angeli o della Liturgia.
Leggi e ascolta I testi ispirati, con le appropriate riflessioni e spiegazioni, che fortificano la fede, danno maggiore consapevolezza, gioia e consolazione, rafforzando il proprio cammino spirituale.
Trova le parole giuste, sincere ed autentiche che aprono il tuo cuore a Dio, nei vari momenti e situazioni della vita.
Unisciti agli altri e condividi la tua esperienza di fede.
Prega e medita con le musiche, i testi e le riflessioni che aprono a nuovi orizzonti:
La stesura e l’elaborazione dei canti, tutti nuovi ed inediti (protetti da copyright) ha richiesto tantissimo tempo, ore ed ore di lavoro e sono messi a disposizione con spirito di condivisione e servizio, a beneficio di tutti. I testi e le musiche sono fatti con amore e sincerità, con la massima cura ed attenzione (speriamo vengano perdonate eventuali imperfezioni). Tratti dalla parola di Dio, dai Salmi, dalla preghiera personale o dalla Liturgia, sono canti di lode, di supplica, di preghiera e/o di ringraziamento, rivolti da un’anima povera, semplice ed umile al Signore buono e santo, a Maria santissima, a San Giuseppe o agli angeli.
I testi biblici e i relativi approfondimenti presenti, sono di introduzione e avviamento ad un cammino spirituale cosciente e improntato sulla conoscenza del messaggio biblico stesso, della parola di Dio e dei suoi insegnamenti, in comunione con la lettura e l’interpretazione che ne dà la santa madre Chiesa.
Per una maggiore comprensione del messaggio biblico e della parola di Dio, abbiamo integrato i testi stessi con parole interpretative e, spesso, con dei Podcast di approfondimento, riflessione e commento.
L’angolo delle Preghiere è semplicemente una condivisione che l’autore fa, con tutto l’amore e l’autenticità possibile, con tutti coloro che sono alla ricerca delle parole e dei sentimenti giusti da porgere al Padre, a Gesù, allo Spirito Santo, a Maria ed a San Giuseppe.
A volte sono tratte dai Salmi, a volte da altri libri della Sacra Scrittura (con naturali personalizzazioni innescate dal contesto) ed a volte, con alcuni adattamenti, dalle preghiere classiche di ogni giorno.
“La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali” (Col. 3,16)
Le musiche che troverai raccolte in questo spazio sono tutte state scritte e cantate per elevare a Dio, a Maria, a S. Giuseppe e agli Angeli un canto di lode, di preghiera, di supplica e di ringraziamento, con amore autentico e sincero. Ascoltate e cantate con il cuore, assimilate e vissute interiormente, come recita anche l’apostolo San Paolo, e lasciandosi coinvolgere e trasportare da esse (l’ideale sarebbe ascoltarle in un luogo tranquillo, raccolto, come in preghiera e, se possibile, con delle buone cuffie), sono di grande beneficio per la propria anima ed il proprio benessere spirituale, con effetti, diremmo, quasi “taumaturgici”, per i sentimenti, le emozioni e le conseguenze reali che possono produrre nella vita di chi le ascolta e le canta. Non a caso, nella Bibbia, viene citato spesso l’uso ed il ricorso alla musica o al canto come espressione della propria sintonia, della propria preghiera e dei propri sentimenti con e verso Dio. Le nostre musiche, inoltre, spesso sono anche in sintonia con l’esercizio della “ruminatio”, antica “tecnica” di meditazione dei padri antichi e degli ambienti monastici (di cui troverai un approfondimento nella nostra sezione “Testi Sacri”), caratterizzata dalla ripetizione interiore delle parole lette o ascoltate, affinché le stesse parole potessero scendere più in profondità, dalla testa al cuore.
Per alcuni canti (in special modo quelli inseriti nella sezione “New entry musicali con info”) potrai trovare anche una scheda tecnica e, in vari casi, una spiegazione del brano sia a livello testuale che musicale, con note di ambientazione, modalità di realizzazione, opzioni di ascolto e scelta dei brani medesimi.
(Piccola nota pratica: alcuni canti hanno la parte testuale che scorre in basso al display. Se si vuole, cliccandoci sopra, si possono visualizzare a pieno schermo le righe scorrevoli del testo medesimo).
BUON ASCOLTO E BUONA PREGHIERA!
Partecipa con il cuore e ne avrai grandi benefici!
Qui di seguito puoi trovare tutte le canzoni, inedite, raggruppate per tipologia:
Canti tratti dai Salmi
(Avviso per chi usa il cellulare: una volta cliccato sul canto di proprio interesse, può capitare che esca un’immagine più piccola sovrapposta ad un’altra immagine più grande: ciò è normale, perché in questo caso significa che, dopo qualche secondo, scorrendo con il dito in orizzontale sull’immagine più piccola, uscirà un’altra immagine dopo di essa, relativa ad un’altra versione – o più versioni – del canto scelto. Buon ascolto e buona preghiera!).
Canti a Maria
Canti agli Angeli Custodi
e all’ Angelo di Dio
L’angolo del…
Classico (Corale)
In questa sezione abbiamo raccolto i brani musicali realizzati prendendo come riferimento gli antichi testi liturgici in latino della Chiesa, testi che, dai tempi antichi, sono i “capisaldi” e le colonne dei principali momenti
liturgici ecclesiali e della preghiera dei fedeli.
Padre nostro
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Tu, il mio canto d’amore
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Tu, sei sempre con me
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Gesù, a Te mi affido
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Gesù, amore eterno
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Tu, Gesù, sei sempre con me
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Chi altri potrà…?
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Cuore di Gesù
Ideazione, produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) – Testo adattato da un’antica preghiera liturgica
Anima di Cristo
Ideazione, produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) – Il testo, il cui autore è anonimo, ha origine nella prima metà del 1300 d.C. Sebbene spesso attribuita a Sant’Ignazio di Loyola, che la rese celebre inserendola negli Esercizi Spirituali nel XVI secolo, la preghiera era già nota in precedenza e presente in manoscritti dell’epoca.
Una Stella che brilla,
canta al mondo Gesù (E’ nata una Stella…)
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Vieni Santo Spirito
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani
(© – Tutti i diritti riservati)
Lettera allo Spirito Santo
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani
(© – Tutti i diritti riservati)
Vieni Santo Spirito
(Altra versione)
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani
(© – Tutti i diritti riservati)
Vieni, Spirito Creatore…
Ideazione e produzione musical: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è tratto e tradotto in italiano dall’antico inno liturgico latino “Veni Creator Spiritus”, tradizionalmente attribuito a Rabano Mauro (Rabanus Maurus), arcivescovo di Magonza, vissuto nel IX secolo d.C.
Proteggimi o Dio
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Benedici il Signore, anima mia
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Cantate al Signore un canto nuovo
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Come la cerva anela ai corsi d’acqua
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Il Signore è il mio Pastore
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Lampada per i miei passi…
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Quanto è grande il Tuo nome
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
A Te, Signore, elevo l’anima mia
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi
(© – Tutti i diritti riservati)
Dal profondo a Te grido, Signore
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Cantate inni al Signore
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Signore, Tu mi scruti e mi conosci
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) Il testo è tratto dal libro dei Salmi)
L’Annunciazione
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Analisi del brano
Il testo del canto del “l’Annunciazione” è tratto dal Vangelo di Luca, capitolo 1, versetti 26-38. Lo scopo del brano è quello di meditare, “assaporare”, riflettere con amore, partecipazione e coinvolgimento su uno degli eventi più grandi, imprevedibili, prodigiosi e salvifici a beneficio di tutta l’umanità (e oltre…): Maria, giovane, piccola, umile e semplice creatura, che riceve l’annuncio di un Angelo (e che Angelo…!, l’Arcangelo Gabriele) mandato da Dio affinché nel Suo grembo potesse nascere il figlio di Dio, un bambino di nome Gesù…
Abbiamo immaginato la scena in un luogo senza tempo e senza spazio, unico , in cui alberga la grandezza di Dio e la piccolezza di Maria (anche se dall’immagine più sopra raffigurata viene iconograficamente rappresentato un ambiente “tra quattro mura”).
All’inizio il brano (soprattutto dal secondo 15 in poi) crea un’atmosfera quasi surreale o di fiaba (anche se una fiaba non è). In questa atmosfera, già così particolare, misteriosa e carica di speranza, una voce maschile e una femminile, alternativamente, decantano i primi versetti introduttivi, con voce delicata e soave, quasi a non voler rovinare il momento “magico” che sta per compiersi: l’annunciazione a Maria. Dal secondo 36, l’Arcangelo Gabriele, con vari timbri di voci, a rappresentazione di tutte le voci del genere umano che, con speranza ed amore, si rivolgono a Colei che da sempre è stata predestinata da Dio, piena di grazia, ad essere la fonte della nuova umanità, rigenerata nello Spirito Santo, parla a Maria.
Egli, pieno di speranza e di gioia, portatore della salvezza voluta da Dio per tutto il genere umano, con emozione e delicatezza saluta la stessa Maria, con quel saluto che per secoli, e fino alla fine dei tempi, l’umanità, con esultanza, speranza, supplica e richiesta di grazie, intonerà perennemente alla vergine Maria: “Ti saluto, o piena di grazia…” o, più semplicemente, “Ave, Maria!, Ave, Maria!”.
Si percepisce che l’Arcangelo Gabriele prova gioia e gaudio nel rivolgersi alla futura madre di Gesù, tant’è che non riuscendo a trattenere quella responsabilità e, nello stesso tempo, quel desiderio che prova dentro di se di rivolgersi a Lei direttamente, appena dopo il saluto le dice subito: “Tu sei piena di grazia, il Signore è con te!”.
Nel nostro canto immaginiamo che tanta è la gioia, la stima e la fiducia che l’Arcangelo ripone in Maria che, dal suo cuore, intona subito un canto affabile, dolce, ma nello stesso tempo umile e semplice che a mo’ di accordo musicale Le dedica, a più voci, le parole d’affetto e di condivisione più semplici, ma ricche di significato e doni, che una creatura possa esprimere ad un’altra dolce creatura, benedetta ed amata da Dio: AVE MYRIAM (Maria), “Amata da Dio” (dalla radice ebraica “Myr”, da tradurre con “Amata” e “Yam, sintesi di “Yhaweh”, Dio – , con assonanze riconducibili anche alla traduzione di: “Stella del mare”, “Principessa”, “Illuminata”, “Goccia del mare”).
Dopo che Maria, turbata, si è chiesto che senso avesse un tale saluto, dal minuto 1 e 10 secondi circa, la voce dell’Arcangelo che, con timbri e “spazialità” diversi, come abbiamo accennato in precedenza, ma anche a rappresentazione dell’universalità e della pienezza-completezza di Colui che l’ha mandato, in simbolica trepida attesa, attende dalla Vergine Maria un gesto ed una risposta positiva all’annuncio fatto, sussurrando alla stessa Maria di “non temere, perché hai trovato grazia presso Dio”. In un crescendo di emozione, sentimento e coinvolgimento, anche per il “feeling” e la “simbiosi” gioiosa che si stava instaurando tra i due protagonisti, l’Arcangelo rassicura Maria, dicendole subito dopo: “Darai alla luce un bambino e lo chiamerai Gesù…. Egli sarà grande, sarà chiamato figlio dell’Altissimo e regnerà per sempre”.
Qui il narratore, in duplice voce, quasi a simboleggiare il coinvolgimento “in toto” di ciò che accade, a rappresentazione del genere maschile e femminile, nel suo complesso, che assiste al miracolo, in un’atmosfera di calma, pacatezza e meditazione profonda, introduce la risposta di Maria, sempre dolce, umile e spontanea, che sussurra: “Come è possibile? Non conosco uomo”.
L’Arcangelo Gabriele, in risposta, quasi a non poter più trattenere la verità, l’esultanza e la gioia dell’annuncio, in maniera armoniosa ed a più voci, anche alternate, effluvio della voce “armonica” di Dio e dello stesso genere umano (come accennato in precedenza) prorompe aggiungendo: “Lo Spirito Santo scenderà su di Te, su di Te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Nulla è impossibile a Dio!”.
Finalmente, Maria, di fronte a tale annuncio e, contemporaneamente, grandezza del mistero rivelato, con molta umiltà, semplicità, disponibilità e gioia prorompe in un canto di gratitudine a Dio, affermando le parole: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto…”
Al pronunciare di queste parole si scatena l’esultanza, la gioia, la festa di tutto il creato, di ogni creatura, degli Angeli e degli Arcangeli che, come correndo all’impazzata a destra e sinistra come scintille di fuoco, portatrici di schegge di luce e di ”fuoco”, vengono rappresentati dal suono delle corde di una chitarra elettrica, che percosse e suonate con arte, diffondono le loro voci “armoniose” per ogni dove, anche lì dove nessuno osa avventurarsi o immaginare…
Il riff di chitarra elettrica fa da introduzione all’esultanza ed alla gioia totale del compimento, in maniera favorevole, dell’annunciazione e del concepimento di Colui che avrebbe incarnato, per sempre, l’amore di Dio per l’umanità, nel grembo di una donna “piena di grazia”, che con il suo “Sì” ha permesso che si aprisse il Regno di Dio a tutta l’umanità, ferita dal peccato.
Ave Maria
Ideazione, e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Ave Maria
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Ave Maria
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Salve Regina
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Salve Regina
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Dolce Maria
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Il Canto di Maria (Magnificat)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Madre della Speranza e dell’Amore
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Maria, Tu canti
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
8 Settembre
(Buon compleanno Maria)
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Offerta della sera a Maria
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati per la parte musicale). Testo tratto e adattato da una preghiera di Santa Paola Frassinetti
Offerta della sera a Maria
(Versione 2)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati per la parte musicale). Testo tratto e adattato da una preghiera di Santa Paola Frassinetti
Ave Maria, primizia di nuova Umanità
(Noi ci rivolgiamo a Te…)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) – Testo adattato da una preghiera di San Giovanni Paolo II, da lui redatta in occasione dell’incoronazione della statua della Madonna del Rosario collocata nella Parrocchia di Santa Maria Immacolata, in Grottarossa (Roma), incoronazione avvenuta il 2 novembre 1986.
Carissimo San Giuseppe
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è liberamente ispirato a una preghiera scritta da Leone XIII in calce alla lettera enciclica “Quamquam pluries” del 15 agosto 1889.
Dolce guida di Maria e di Gesù
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Il Sognatore Buono
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Vogliamo abitare nella tua casa
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
San Giuseppe Padre e Sposo
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Angeli Custodi – Angelo di Dio
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
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Kyrie Eleison
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Gloria a Dio
(Versione 1)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Gloria a Dio
(Versione 2)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© Tutti i diritti riservati)
Alleluja
(Versione 1)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Alleluja
(Versione 2)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani – Testo tratto e adattato dal libro dei Salmi (© – Tutti i diritti riservati)
Santo
(Versione 1)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Santo
(Versione 2)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Agnello di Dio
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Agnello di Dio
(Versione 2)
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Resta con noi, immenso ed eterno amore…
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Oh, se le mie parole… (Gb 19,23-27)
Ideazione, produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) – Il testo è tratto dal libro di Giobbe
Nulla ci separi, Signore
Ideazione, produzione musicale e testo (in parte tratto dal libro dei Salmi e dal Cantico dei Cantici): Antonio Splendiani
(© – Tutti i diritti riservati)
Laudato sii, mio Signore
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è di San Francesco D’Assisi
(I brani sono stati realizzati immaginando Santa Chiara che, in San Damiano, dove ha vissuto e pregato per tanti anni e dove si ipotizza che San Francesco abbia composto il suo cantico, canta inizialmente il “Laudato sii” insieme alle sue consorelle, seguita a sua volta nel canto, dallo stesso San Francesco)
Alto e glorioso Dio, Tu sei…
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è di S. Francesco D’Assisi
Signore , fa’ di me
uno strumento della tua pace
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è tratto da un’antica preghiera cristiana il cui autore è ignoto, anche se viene tradizionalmente attribuito a S. Francesco D’Assisi
Io sono tuo, Tu sei mio
(Se non ci sei Tu…)
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Spiegazione del brano
Il canto è rivolto da un’anima umile (rappresentata nell’immagine dall’uomo e dalla donna e, inizialmente, nel canto, dalla voce maschile e femminile, all’unisono o distintamente) verso Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, Creatore di ogni cosa. L’anima, con tutto il suo amore e tutta se stessa, a Lui si rivolge come una innamorato/a che chiede al suo amato di pensare a lei in qualsiasi momento della sua vita, soprattutto nei momenti più felici e creativi, confidando, molto teneramente, di intravederlo in ogni opera del creato e, quindi, anche nei primi raggi del sole del mattino, nelle stelle del cielo e nei riflessi di una luna piena sulle onde del mare.
L’anima, rivolgendosi in maniera accorata a Dio, gli confessa, in maniera diretta e spontanea, di essere “ghiaccio e freddo senza sole, vento impetuoso che si muove, sabbia bruciata senza mare, foglia secca senza vita…”, se non c’è Lui nella sua vita, che la scalda, la placa, la copre, la innaffia…
L’ “amato” (in questo caso Dio), benevolo, misericordioso e provvidente, accoglie con profondo amore questa semplice ed accorata richiesta della sua umile creatura e, all’atto di fiducia e affidamento totale della stessa nella Sua Persona (rappresentato in maniera univoca e sintetica dalle parole della stessa: “Io sono tuo/a“) risponde, in maniera profonda e ugualmente appassionata, in simbiosi armonica e vocale con la stessa anima, fondendosi con la sua stessa voce, con l’espressione: “Tu sei mio/a“, dichiarandole, con la stessa intensità, il suo totale e profondo amore per lei e, con lei, per tutte le anime, le persone e il creato intero, da Lui generati in un’ “esplosione” d’amore e di gioia.
Alla fine del canto, tanta è l’unità che si è instaurata tra le parti, che le stesse sembrano quasi invertirsi, ossia Dio che si dona all’anima dicendole “Io sono tuo/a” e l’anima, identificata con lo stesso Signore, che, con lo stesso amore e la stessa intensità, prorompe in totalizzante: “Tu sei mio/a“.
Anche noi, in quanto “parte” e “frutto” della stessa esplosione “d’amore e di gioia” di Dio, di cui parlavamo prima, come i figli che sono “parte” e “frutto” dei propri genitori, con gli stessi sentimenti, in quanto “figli “e creature dello stesso Dio, fatti a Sua “immagine e somiglianza”, vogliamo essere parte di Lui, anzi un “tutt’uno” con Lui, “un cuor solo ed un’anima sola” con Chi, dall’eternità, ci ha “pensati” ed ha “scommesso” su ognuno di noi.
Sotto il Cielo di Betlemme
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Beati…
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è tratto dal Vangelo di Matteo (Mt 5,1-12a)
Il Signore…
faccia brillare il Suo Volto su di te
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è tratto dal Libro dei Numeri (Nm 6,24-26) e riscritta anche da San Francesco nel 1224 sul Monte della Verna, dopo aver ricevuto le stigmate, per il suo amato frate Leone.
Io sono… Tu sei…
Ideazione, produzione musicale e testo: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Kyrie eleison
I
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Agnus Dei
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati)
Tota Pulchra
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati). Il testo è un inno che trae ispirazione dal versetto biblico “Tota pulchra es…” (Cantico dei Cantici 4,7). La struttura odierna, utilizzata nei Vespri dell’Immacolata e/o durante la novena dell’Immacolata Concezione (29 novembre – 7 dicembre), si è formata tra il Medioevo e l’epoca successiva, consolidandosi nella tradizione francescana.
Alma Redemptoris Mater
Ideazione e produzione musicale: Antonio Splendiani (© – Tutti i diritti riservati) – Il testo è di un’antica antifona liturgica mariana, attribuito al monaco benedettino dell’abbazia di Reichenau, Ermanno il Contratto (Hermannus Contractus), vissuto nell’XI secolo (1013-1054). Curiosità: viene recitata o cantata dopo la Compieta, in particolare durante il tempo di Natale
NOVITA’ MUSICALI
In questa sezione troverete un parziale aggiornamento su alcuni dei brani musicali che man mano, nel corso dell’anno, andiamo a realizzare, in modo che possiate avere notizie più dettagliate su alcuni di essi. Per alcuni, infatti, abbiamo pensato di aggiungere qualche breve nota di introduzione o commento, per introdurvi, un po’, ai brani stessi e dare loro, laddove possibile, una collocazione spirituale-liturgica, oltre che musicale. Siamo inoltre a vostra disposizione per qualsiasi vostra eventuale preferenza nella realizzazione musicale di preghiere o testi che vi stanno particolarmente a cuore, che non sono ancora nel sito e che vi piacerebbe trasformare in musica, a maggiore lode e gloria di Dio Padre Onnipotente.
25 Marzo (Solennità dell’Annunciazione)
In questo giorno particolare, abbiamo la gioia di proporvi il canto “L’Annunciazione”, realizzato seguendo il testo riportato nel Vangelo di Luca al capitolo 1.
In calce al brano stesso, oltre all’indicazione dei versetti considerati per la sua realizzazione, troverete una dettagliata analisi in cui viene spiegato l’ambientazione, l’atmosfera e la modalità di realizzazione del canto, con la spiegazione, quasi punto per punto, parola per parola, di come interpretare i vari passaggi musicali del brano stesso, da quelli principali a quelli più reconditi e nascosti.
Buon ascolto e buona preghiera!
3 giugno 2025
Oggi siamo lieti di aggiungere nel nostro sito e condividere con voi, oltre a quelli già presenti, due altri bellissimi canti fatti con tanto amore ed elevati a Maria Santissima, nostra madre, con tutto il cuore, prendendo spunto per il testo, con gli opportuni adattamenti, da una preghiera di offerta a Maria di Santa Paola Frassinetti.
Dello stesso testo abbiamo redatte due canzoni diverse, perché grande è l’amore per Maria e ci piace avvicinarci a Lei, pregarla, lodarla e supplicarla con tutto il nostro essere, con molteplici tinte, come quelle diverse dell’arcobaleno che, riunite, formano un’unica grande luce, benedetta da Dio.
Vi consigliamo di ascoltarle entrambe, perché, a nostro parere, pur con toni, timbri ed atmosfere diverse, sono entrambe belle e, se pregate e cantate con il cuore, portano sicuramente frutto, in noi, negli altri ed in Maria santissima.
Buon ascolto e buona preghiera!
8 giugno 2025 (Solennità della Pentecoste)
Per la Solennità della Pentecoste, in sintonia ed a integrazione con quanto già accennato in riferimento ai canti “Offerta della sera a Maria“, tenendo conto dell’amore, della passione e del desiderio di cantare a Dio “un canto nuovo” con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze, oltre che dell’amore, del rispetto e della passione per la musica stessa a livello artistico, umano e culturale (le citazioni, a tal riguardo, sarebbero tantissime, come : “La musica è una delle vie per le quali l’anima ritorna al cielo” – Torquato Tasso, ”la musica è eco della bellezza divina” – Sant’Agostino, “La musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia” – Ludwig van Beethoven, ecc.), nel corso di questi mesi, affascinati dalla bellezza, oltre che dalla storicità, dell’inno “Veni Creator Spiritus”, uno degli inni più antichi e famosi della liturgia cattolica, abbiamo provato, speriamo con esito positivo, a integrare il testo latino con quello in italiano, con una chiave melodica e moderna, caratterizzata da note e musiche di sottofondo che, pur lasciando inalterato il testo originale dell’inno, ne mettono in risalto lo spirito ed il contenuto, avvolgendolo in un’atmosfera di preghiera, riflessione e invocazione.
Come potrai (e potrete) notare anche per qualche altro brano inseriti nel nostro sito (come, ad esempio, nel caso di cui sopra, il canto “Offerta della sera a Maria“), in alcuni casi siamo stati portati, nel tempo, a realizzare, con amore e passione, più versioni musicali dello stesso testo, per le stesse motivazioni citate nella descrizione del brano di cui sopra, sentendo in cuor nostro il desiderio. laddove possibile, di arricchire i canti di nuove forme espressive e musicali, andando anche incontro sia alle varie esigenze di rinnovamento, maggiore completezza e ricchezza espressiva, sia, come anticipato, al desiderio sempre vivo di ricerca, avvicinamento e “incontro” con il Signore (o, negli altri casi, con Maria, San Giuseppe, gli Angeli, ecc.), il più possibile rappresentativo dei sentimenti e delle emozioni del nostro cuore, della nostra anima. Diciamo che i vari brani e/o le varie versioni di essi dovrebbero essere come i fiori, un po’ simili e un po’ diversi, che, raccolti in uno o più vasi, con le loro diverse sfumature, colorazioni e profumi, arricchiscono e abbelliscono al meglio l’altare del Signore. Come, d’altronde, sono tante le sensazioni, le emozioni, le gioie e i dolori che portiamo dentro ognuno di noi (e che non sempre riusciamo a esprimere, ascoltare o comprendere come vorremmo), così tante sono le “note”, le parole, i suoni che desidereremmo “toccare” o “accendere” quando ci avviciniamo o ci rivolgiamo a Colui che è il nostro Creatore o a Coloro (Maria, San Giuseppe, gli Angeli, i Santi, ecc.) che, con amore e dedizione, vegliano e pregano sempre per noi, con lo stesso amore di Dio Padre.
Speriamo, comunque, di aver fatto un lavoro a voi gradito, anche se, diversamente, per chi vuole c’è sempre la possibilità di ascoltare, scegliere e “adottare” il brano e/o le versioni più attinenti alla propria sensibilità e al proprio percorso umano e spirituale.
Buon ascolto e buona preghiera!
27 giugno 2025 (Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù)
In questa giornata particolare, tanto cara a tutti i cattolici, abbiamo deciso di trasformare in musica una tradizionale preghiera devozionale rivolta al Sacro Cuore di Gesù, preghiera di cui ci sentiamo pienamente partecipi e che in musica acquisisce una ridondanza, un desiderio di affidamento, abbandono e rifugio, oltre che una richiesta di conforto verso il Sacratissimo Cuore di Gesù, ancora più intenso, profondo e ficcante.
Buon ascolto e buona preghiera!
29 luglio 2025
Per la gioia di coloro che ce ne hanno fatto richiesta, in questo spazio aggiungiamo una sorpresa, ossia una… caccia al Tesoro!
Si, avete letto bene, non siamo impazziti (o forse sì), abbiamo detto proprio “una caccia al Tesoro!”…
Certo, l’obiettivo non sarà come quel “tesoro” di cui parlò Gesù nel Suo vangelo quando parlò di un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trova, nasconde, poi, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra il campo medesimo, ma, forse, molto lontanamente, chiaramente, sarà un pochino simile a una “perla preziosa”, o meglio, più “perle preziose”, che un mercante (sempre per rimanere in tema nella parabola citata da Gesù) in cerca di esse, trova e le tiene per sé, con grande gioia e tra le cose più care…
Di quali “perle preziose” parliamo? Cercate e trovete! (diceva Gesù). Abbiamo messo degli indizi lungo la strada. A voi farvi guidare trovarli e farvi guidare da essi!
Buona gioia!
8 settembre 2025 (Festa della Natività della Beata Vergine Maria)
L’8 settembre si celebra la festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, che ricorda la nascita della madre di Gesù ed è stata collocata convenzionalmente esattamente nove mesi dopo la solennità dell’Immacolata Concezione (8 dicembre). E’ popolarmente considerata come la festa del suo “Compleanno”, celebrata sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa.
E’ legata alla dedicazione di una chiesa a Gerusalemme sorta, secondo la tradizione, nel luogo della casa dei genitori di Maria, Anna e Gioacchino ed è una delle festività mariane più antiche, originatasi in Oriente nel IV e diffusasi poi a Roma nel VII secolo.
In questo giorno così importante e speciale, con amore e dedizione abbiamo pensato di comporre per la Madonna una canzone a Lei dedicata, come piccolo omaggio per il Suo compleanno benedetto.
Buon ascolto e buona preghiera!
2 ottobre 2025 (Memoria degli Angeli Custodi)
La commemorazione degli angeli custodi ha origini antichissime, già nel IV secolo. La prima ufficializzazione della memoria ci fu nel 1608 ad opera di Papa Paolo V. Nel 1670 Papa Clemente X fissò definitivamente la celebrazione della memoria al 2 ottobre, rendendola obbligatoria per tutta la Chiesa cattolica. Per questo giorno particolare abbiamo pensato di comporre una canzone commemorativa, che si aggiunge a quella sull’Angelo Custode composta in precedenza.
Non abbiamo potuto fare a meno di rendere omaggio ai cari angeli custodi, “speciali” e invisibili compagni di viaggio (“creature puramente spirituali” che possiedono “intelligenza e volontà”, secondo il Magistero della Chiesa cattolica), pieni di affetto, amore e attenzione nei nostri confronti, assegnati da Dio ad ognuno di noi, per l’eternità.
4 ottobre 2025 (Festa di S. Francesco D’Assisi)
Non poteva mancare un affettuoso omaggio e un momento di preghiera ispirata e dedicata al nostro grande Santo, patrono d’Italia, Francesco D’Assisi.
Al brano già presente nel nostro sito (vedi “Alto e glorioso Dio, Tu sei…”) abbiamo pensato di aggiungere altri due canti di “matrice” francescana: “Signore fa’ di me uno strumento della Tua pace” e “Laudato sii, mio Signore”.
Quest’ultimo, di sicura composizione del Santo, puoi trovarlo in una doppia versione, con in calce una breve spiegazione dell’ambientazione ipotizzata da noi per la loro realizzazione, cercando di rimanere il più fedelmente possibile all’integralità del testo originale.
Buon ascolto e buona preghiera!
1° novembre 2025 (Solennità di tutti i Santi)
A completamento e meditazione delle letture proposte dalla liturgia in data odierna, abbiamo pensato di iniziare a elaborare e man mano andare a realizzare un brano dedicato alle beatitudini, come riportato dal testo evangelico di Matteo (Mt 5,1-12a). Abbiamo fatto due versioni diverse: una più “pungente”, un’altra più tranquilla: A voi la scelta della versione preferita.
Buon ascolto e buona preghiera!
30 novembre 2025 (Inizio dell’Avvento)
Un canto “classico” che viene cantato durante il periodo dell’Avvento e natalizio, dedicato alla Madonna, è l’ “Alma Redemptoris Mater”. Esso è tratto da un inno composto intorno al 1050 circa da Ermanno il Contratto (Hermannus Contractus), un monaco benedettino del XI secolo, noto per la sua vita ascetica e per i suoi contributi alla musica e alla teologia. La melodia che per l’ “Alma Redemptoris Mater” conosciamo attualmente è stata adattata e arricchita nei secoli, con diverse varianti musicali nel corso del tempo.
Noi, umilmente, come abbiamo fatto anche con gli altri brani che trovi nella sezione “L’angolo del Classico”, abbiamo cercato di seguire alla lettera la versione originale dell’inno, dandogli però un “tocco” di originalità dal punto di vista musicale, cercando di creare un’atmosfera di raccoglimento, misto ad attesa, speranza, preghiera e lode, intrecciando e facendo seguire alle frasi latine quelle in italiano, in maniera alternata e armonizzata con la voce del solista e quella del coro polifonico, con un sottofondo musicale parco ed essenziale, moderno e coinvolgente, lasciando ai brani stessi una veste classica-liturgica.
Per i motivi già indicati nella descrizione dei canti “Offerta della sera a Maria“, “Vieni Spirito Creatore ” (vedi sopra) ed anche in quella del brano “Tota Pulchra“,troverete più versioni dello stesso inno, sperando di aver fatto a voi cosa gradita e funzionale ai fini del raccoglimento e della preghiera.
Per chi volesse “tuffarsi”, poi, nell’ascolto sequenziale delle varie versioni dello stesso inno, è possibile farlo lasciando semplicemente in “play”, al suo termine, il brano appena ascoltato.
Buon ascolto e buona preghiera!
8 dicembre 2025 (Solennità dell’Immacolata Concezione)
Affascinati e stimolati da una delle preghiere più antiche e suggestive dedicate alla Vergine Maria in questo periodo d’Avvento e pre-natalizio (la struttura odierna è utilizzata principalmente nei Vespri dell’Immacolata e/o durante la novena dell’Immacolata Concezione – 29 novembre/7 dicembre), abbiamo deciso di misurarci nella creazione di un brano che seguisse alla lettera il testo dell’inno “Tota Pulchra”, inno le cui prime tracce risalgono già al 1300 circa. La tradizione lo attribuisce infatti ai frati francescani, che furono i più accesi sostenitori della dottrina dell’Immacolata Concezione, secoli prima che diventasse dogma ufficiale della Chiesa Cattolica (fu Papa Pio IX, attraverso la bolla papale “Ineffabilis Deus”, a proclamarne il dogma l’8 dicembre 1854).
Nella creazione del brano abbiamo seguito grosso modo le stesse modalità indicate nella descrizione del brano “Alma Redemptoris Mater” e di quelli raccolti nella sottosezione “L’angolo del…Classico” (contenuta nella sezione “Canti“) per conservare l’originalità del testo, lo spirito e le intenzioni degli autori degli stessi inni, dando ad essi, come accennato in precedenza, un tocco di novità e ricchezza musicale (si spera)
I brani iniziano con un sottofondo “misterioso”, spaziale e profondo, con una o più voci da remoto che creano un clima suggestivo di attesa e di preghiera, per poi svolgersi con il canto del solista che, in lingua latina, intona il tema principale del canto medesimo. A seguire, il coro, si aggiungerà e alternerà al solista cantando e/o ripetendo le strofe principali in italiano e in latino, in concomitanza, a volte in sovrapposizione alla voce del solista.
L’inno è carico di tensione e, nello stesso tempo, emozione ed attesa, proteso verso un “incontro” spirituale e di reciprocità con la “Tutta Bella”, Colei che è stata scelta per generare il Creatore ed essere, contemporaneamente, anche nostra Madre.
Come accennato nella descrizione dei brani di cui sopra “Offerta della sera a Maria“, “Vieni Spirito Creatore” e “Alma Redemptoris Mater“, non potevamo non intonare, in questo caso alla Madonna, una pluralità di versi ed armonie che, anche se molto lontanamente e indegnamente, potessero figurare e rappresentare la bellezza, la ricchezza e l’abbondanza della Sua grazia e della Sua ineguagliabile Persona. Ci scusiamo, pertanto, anzitempo con voi se vi proponiamo tutte le varie versioni create, ma confidiamo nel fatto che avere un ventaglio di opportunità su cui scegliere il brano o i brani che più si intona (si intonano) con le vostre esigenze spirituali e personali, possa essere cosa gradita, più che uno svantaggio.
A voi il piacere di sperimentare ed eventualmente scegliere il brano che più si aggrada alla vostra sensibilità ed esigenza, sempre a lode e gloria di nostro Signore e di Maria, nostra madre “Tutta Bella”.
Buon ascolto e buona preghiera!
23 dicembre 2025
A ridosso della solennità del Natale del Signore, in pieno periodo d’Avvento, immersi nella magica e particolare atmosfera pre-natalizia, abbiamo sentito nell’animo il desiderio di provare a comporre un brano (testo e musica) che riporta il cuore a quei momenti particolari della vita di Gesù, di Giuseppe e di Maria. Un momento contradditorio, se vogliamo, in cui un bambino figlio di Dio nasce nel completo anonimato in una sperduta grotta di un piccolo paesino con un nome che è tutto un programma: “Betlemme”, traducibile in italiano, dall’ebraico e dall’arabo, in “Casa del pane” e “Casa della carne”. Il “Pane di vita” e il “Dio fatto carne” nasce nell’oscurità, come luce che brilla nella notte, foriero di tutti i doni di salvezza e le potenzialità necessari per l’umanità a risorgere, secondo la promessa del Signore quando, per bocca del profeta Ezechiele, disse: ”Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi…” (Ez 36,26-27a).
Il brano, intitolato “E’ nata una Stella…!” (che potete trovare nella nostra sezione di canti dedicati a Gesù o cliccando sul link/pulsante in basso) è un inno al Natale, appunto, che ripercorre in piccolo i momenti salienti della nascita di Gesù, cercando di immergere lo stesso ascoltatore in quegli attimi ed in quei momenti così speciali e particolari, unici per l’umanità.
Per diritto di cronaca e spirito di condivisione, vi segnaliamo che nelle sezioni del nostro sito “Testi Sacri e commenti” e “Podcast”, troverete sul Natale e sugli eventi che l’hanno preceduto delle informazioni e degli approfondimenti interessanti, forse anche inediti per qualcuno, di straordinario interesse e spirito di attualizzazione, che vale sicuramente la pena leggere e/o ascoltare.
Buon ascolto e buona preghiera!
P.S.: Sul periodo attinente a quello natalizio, qui non citati, abbiamo anche altri brani come “Il sognatore buono“, “San Giuseppe Padre e Sposo” (e, in parte, gli altri canti dedicati a San Giuseppe) e “Sotto il cielo di Betlemme” (quest’ultimo nella sottosezione “Canti/Altri canti“).
27 dicembre 2025
Ai brani “Alma Redemptoris Mater” e “Tota Pulchra”, composti musicalmente, come accennato nelle singole schede descrittive dei rispettivi brani, prendendo i rispettivi testi originali in latino e aggiungendo ad essi la relativa traduzione in italiano, nelle modalità descritte, nei mesi scorsi abbiamo realizzato, con una tecnica simile, anche altre due “colonne portanti” della liturgia ecclesiale: quella del “Kyrie Eleison” e dell’ “Agnus Dei”.
Troverete i rispettivi brani nelle singole sezioni dedicate nel nostro sito e, in maniera raccolta, nella sottosezione “L’angolo del… Classico”, appartenente alla sezione “Canti“.
Buon ascolto e buona preghiera!
1 gennaio 2026 (Solennità di Maria Santissima Madre di Dio)
In questo giorno, dedicato a Maria Santissima Madre di Dio, la liturgia della Chiesa, nella prima lettura, come benedizione e augurio per tutto l’anno a venire, ci propone il seguente brano tratto dal libro dei Numeri (più volte ripreso, secoli dopo, anche da San Francesco d’Assisi):
«Il Signore parlò a Mosè e disse: “Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti e direte loro: ‘Ti benedica il Signore e ti custodisca (ti protegga).
Il Signore faccia risplendere (brillare) il suo volto su di te e ti faccia grazia (ti sia propizio).
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace’”»
(Nm 6,22-26) Tra parentesi la versione CEI 1971).
Questa benedizione, tramandataci dal libro dei Numeri e chiamata “Benedizione sacerdotale”, è una delle preghiere più potenti e simboliche della tradizione biblica.
Per la sua intensità e profondità, oltre che per la sua origine divina, non potevamo esimerci dal farla “nostra”, “abbracciarla” e divulgarla con l’espressione musicale, creando “ad hoc”, con tutto il cuore e l’amore possibile, tre brani specifici incentrati su di essa, brani che troverete nella sottosezione del nostro sito “Canti/Altri canti” (oltre che cliccando sul link/pulsante sottostante).
Buon ascolto e buona preghiera!
Preghiere
Le preghiere che trovi qui di seguito sono tratte dalla Sacra Scrittura, dalla Liturgia della Chiesa o elevate a Dio spontaneamente con umiltà, amore e abbandono, affinché, in quanto figli, a volte distratti e disorientati, ci affidiamo a Lui quale Padre buono e misericordioso, a Gesù e allo Spirito Santo, rispettivamente Redentore e Anima-Datore di ogni dono, a Maria, madre santa, mirabile e premurosa, agli Angeli, a San Giuseppe ed a tutti i Santi.
Gesù,
a te mi affido…
Gesù,
ti offro la mia povertà,
la mia miseria e il mio tempo.
Accoglimi,
guidami,
proteggimi,
salvami.
A te affido la mia vita,
a te affido i miei giorni,
le mie speranze e i miei desideri,
le mie gioie e i miei dolori;
tutto quello che sono e che non sono,
tutto quello che ho e che non ho,
tutto me stesso…
Illuminami,
guidami,
proteggimi sempre,
proteggimi dalla tentazione
e da ogni male.
Assistimi
nella mia debolezza e ignoranza,
assistimi nella mia fragilità.
In te mi rifugio.
Guidami nel mio cammino.
Salvami, Gesù.
Accoglimi,
guidami,
proteggimi,
salvami…
In te mi rifugio,
a te mi affido,
in te io confido…
Dolce Maria
Dolce Maria, carissima madre nostra,
volgi il Tuo amorevole sguardo su di noi…
Dona la Tua protezione ai nostri figli,
alle nostre famiglie, ai nostri cari
e al mondo intero,
stringendo tutti noi
nel Tuo tenero abbraccio…
Dolce Maria
dolce madre nostra,
da lassù, volgi il Tuo amorevole
sguardo su di noi,
e, se puoi, dai un bacio ai nostri cari
ed ai nostri Angeli
che sono con Te nel cielo…
Dolce Maria,
dolce madre nostra,
volgi il Tuo amorevole sguardo su di noi…
Tu conosci le tristezze del mondo,
ci ascolti e ci vuoi bene:
prega per noi,
prega sempre per noi,
madre tanto cara
e affettuosissima.
Amen.
Carissimo San Giuseppe
A te, carissimo san Giuseppe,
ricorriamo
e fiduciosi invochiamo
la tua protezione,
insieme a quella di Maria,
tua santissima sposa,
madre nostra e di Gesù,
tuo amato figlio e Signore.
Col tuo potere e aiuto
soccorri ai nostri bisogni,
proteggi le nostre vite
e le nostre famiglie,
allontana da noi
il male che ci circonda,
guida i nostri passi.
Assistici propizio dal cielo,
oh carissimo san Giuseppe,
padre di Gesù e sposo di Maria,
nostro umile e grande
santo protettore.
Assistici propizio dal cielo
nella lotta contro
il potere delle tenebre,
nelle vicende della nostra vita
e come un tempo
salvasti dalla morte
la vita del tuo Gesù
così ora, difendi anche noi
ed i nostri figli
da ogni pericolo e da ogni male.
Copri ciascuno di noi
con la tua protezione,
ispira i nostri passi,
guida i nostri pensieri,
guida i nostri cuori.
Fa’ che con il tuo esempio
e il tuo soccorso
possiamo virtuosamente vivere,
piamente morire
e giungere là dove tu,
con Gesù e Maria,
ci sostieni e ci attendi.
Amen.
Preghiere in…
“Pillole”
Dio onnipotente,
che ai Tuoi figli riveli le vie della vita eterna,
fa’ che percorrendole possiamo giungere fino a Te,
luce senza tramonto.
Dio misericordioso,
fa’ che Ti rendiamo continuamente grazie
per le Tue grandi opere,
e al termine del nostro pellegrinaggio terreno fa’ che
possiamo giungere alla contemplazione del Tuo amorevole volto.
Nella Tua bontà, Signore, soccorrici sempre.
Noi che ci affidiamo alla Tua protezione.
Fa’ che non siamo mai sopraffatti dalla tentazione,
dai pericoli e da ogni forma di male.
Amen.
Scenda, o Signore, su di noi
l’abbondanza della Tua benedizione,
perché cresca la nostra speranza nella prova,
sia rafforzato il nostro vigore nella tentazione
e ci sia donata la salvezza eterna.
La partecipazione ai Tuoi doni, o Signore,
ci sostenga sempre nel cammino della vita,
perché da Te rinnovati,
possiamo camminare sempre
nella verità e nell’amore.
Altre preghiere
Immenso ed eterno Amore
Quanto sei grande Signore…
Ogni cosa hai creato
a immagine e somiglianza Tua….
Come non lodare il Tuo nome,
come non benedirTi,
per tutto ciò che hai fatto?
La mia anima e il mio spirito
Ti lodano, elevano a Te
un canto di stupore
per la bellezza del creato,
per l’amore che diffondi
nei nostri cuori,
per ogni bene che hai fatto,
riflesso di Te,
datore di ogni dono.
Resta con noi Signore,
resta con noi,
Tu sei tutto per noi,
immenso ed eterno amore…
Il cielo stellato, i monti innevati,
il ruscello che scorre, i fiori dei campi,
la rosa che sboccia, la luna che sorge,
l’amore reciproco,
tutto ci parla di Te,
creatore di ogni cosa.
Il cuore e l’anima
hai colmato dei Tuoi doni,
specchi di Te, Amore assoluto,
che ci hai creati ed
ci ami sopra ogni cosa.
Resta con noi Signore,
resta con noi,
Tu sei tutto per noi,
immenso ed eterno amore,
immenso ed eterno amore…
Lettera allo
Spirito Santo
O dolce Santo Spirito,
Tu che conosci bene ogni cosa,
le profondità di Dio
ed i suoi segreti,
vieni con amore nel nostro cuore…
Te lo chiediamo
pentiti dei nostri peccati,
riconoscendo umilmente
i nostri errori e tutto ciò
che impedisce a Te,
al Padre ed a Gesù,
di dimorare stabilmente dentro di noi…
Come non puoi venire a noi,
Tue creature,
benché indegne e meritevoli
dei più aspri castighi?
Tu, hai fatto innamorare di Te
le più umili e semplici creature,
che, con fede,
si sono affidate e abbandonate a Te
ed in Te sono vissute
per tutta la durata della loro vita.
Tu le hai abbracciate e portate a Te
docilmente e dolcemente,
sull’altare di Dio,
come lo sposo
abbraccia la sua sposa
e l’accompagna, con amore, sull’altare
per il patto nuziale.
Tu, sapienza di Dio,
infondi anche nei nostri cuori
le tue virtù ed
i tuoi doni celestiali.
Noi, misere creature,
fatte di terra e di un po’ di Te,
a chi ci rivolgiamo,
se non a Te
che hai fatto ogni cosa
e ogni cosa animi e vivifichi
con la Tua Presenza
ed il Tuo alito di vita?
Luce di Dio,
consolatore perfetto,
padre dei poveri,
forza dei disperati
e speranza degli abbandonati,
vieni nel nostro cuore,
rendilo forte, generoso,
amante della vita,
coraggioso e pieno di fede,
speranza e carità.
Padre dei poveri,
Creatore e Dio nostro,
origine di ogni cosa e di ogni bene,
vieni con potenza
nel nostro cuore
che ha un forte bisogno di Te
e non può esistere
e vivere senza di Te.
Nulla ci separi…
Come sono belli sui monti, Signore,
i piedi di coloro che
annunciano buone notizie…
Riversa nei nostri cuori
la Tua grazia in abbondanza,
come fiumi in piena
che travolgono ogni cosa.
Lo Spirito Santo che Tu ci hai donato
abiti nei nostri cuori,
illumini le nostre menti,
protegga la nostra anima
e ci introduca nelle Tue stanze
(nel Tuo cuore)
per gioire insieme dei Tuoi doni,
della Tua ricchezza e della Tua bontà!
Come sono belli sui monti, Signore,
i piedi di coloro che
annunciano buone notizie,
ossia che Tu vieni e sei sempre con noi,
sempre con noi.
Una voce, il mio diletto,
eccolo, viene saltando per i monti,
balzando per le colline…
Egli sta dietro il nostro muro,
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate,
parla e dice all’anima (alla mia anima):
“Alzati, amica mia bella e vieni,
perché ecco l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se ne e andata,
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora
ancora si fa sentire
nella nostra campagna…
Alzati, amica mia,
mia bella e vieni,
mostrami il Tuo viso,
fammi sentire la Tua voce,
perché la Tua voce è soave,
il Tuo viso è leggiadro”.
Io Ti rispondo:
“Eccomi, Signore,
vieni nel mio cuore,
vieni nella mia casa,
vieni a vivere con me,
vieni a vivere con noi.
Nulla ci separi,
nulla ci allontani,
nulla spezzi il sigillo
che ci unisce per sempre,
che ci unisce per sempre,
che ci unisce per sempre!”.
Grazie Signore, resta sempre con noi.
Amen.
Offerta della sera a Maria
O Maria, madre di Gesù
e madre mia dolcissima,
sono qui ai tuoi piedi
mentre tramonta un altro giorno,
un altro grande dono del Signore.
Depongo nelle tue mani
e nel tuo cuore
tutto il mio tempo,
passato, presente e futuro,
tutto il mio essere,
la mia volontà,
i miei pensieri,
il mio cuore,
il mio corpo.
Forma in me,
o Madre santa,
con materna bontà,
una vita nuova,
la vita del tuo Gesù.
Previeni e accompagna,
o Regina del cielo,
anche le mie più piccole azioni
con la tua ispirazione materna.
Rendimi buono,
o Madre santa,
come Gesù vuole,
come il tuo cuore mi chiede
e ardentemente desidera.
Oh Maria, Madre mia dolcissima,
a te affido ogni cosa,
a te mi affido,
madre mia
madre mia carissima.
Amen.
Preghiere in “pillole” (2)
Scenda, o Signore, la Tua
Misericordia
su coloro che Ti supplicano….
La Sapienza che viene da Te
ispiri la nostra preghiera,
perché possiamo ottenere
i doni che invochiamo con fiducia.
Amen.
Guarda con bontà, o Signore,
i nostri cuori
e aiutaci nel cammino.
Fa’ che le nostre opere
si conformino sempre più
alla Tua volontà
e manifestino
una vera conversione interiore.
Scenda sui Tuoi fedeli, o Signore,
la benedizione che invochiamo
e confermaci nei santi propositi,
perché non ci separiamo mai dalla Tua volontà
e Ti rendiamo sempre grazie per i Tuoi benefici.
Benedici sempre le nostre vite, o Padre,
perché, aderendo al Vangelo di Gesù Tuo Figlio,
possiamo sempre desiderare e raggiungere
la gioia e la gloria manifestata
agli Apostoli in tutta la sua bellezza
.
Conferma, o Signore, i nostri cuori
e sostienili con il vigore della Tua grazia
perché siano perseveranti nella preghiera
e sinceri nella carità fraterna.
Accogli con benevolenza, o Padre,
le suppliche dei Tuoi fedeli
e guarisci le nostre debolezze,
perché, ottenuta la grazia
del Tuo infinito
amore e perdono,
possiamo gioire sempre della Tua
benedizione.
.
Donaci, o Signore,
la salvezza dell’anima e del corpo,
perché, perseverando nelle opere buone,
possiamo sempre essere difesi
dalla Tua protezione e dal Tuo infinito amore.
Assistici sempre, o Signore,
e fa’ che, implorando l’aiuto
della Tua grazia,
possiamo ottenere da Te
difesa e protezione
e camminare in serenità di vita
incontro ai nostri fratelli e verso di Te,
che, come il Padre del figliol prodigo,
ci attendi con passione,
intensità ed amore
tra le Tue braccia misericordiose.
La tua mano, o Signore,
ci protegga e ci aiuti nel cammino
della vita che ci hai donato:
purifichi e guidi i nostri cuori,
rinsavisca e raffermi le nostre menti,
porti gioia e pace alle nostre piccole anime,
perché con la Tua consolante Presenza,
il Tuo Amore e la Tua Misericordia,
possiamo giungere, insieme ai nostri cari,
al Tuo Regno santo e benedetto.
Amen.
testi biblici e riflessioni
(I testi, i commenti e le riflessioni sono tratti dal libro: “Ad un passo dal Regno” di Antonio Splendiani. Dello stesso autore la creazione, l’elaborazione ed il mixaggio dei dialoghi e delle musiche di sottofondo, laddove presenti, ai brani scritti)
ATTENZIONE: di alcune schede/slot seguenti abbiamo realizzato sia il testo “parlato”, ossia con narratore e musica di sottofondo, sia, separatamente e ben evidenziati, dei veri e propri PODCAST, ossia trasmissioni audio simili a trasmissioni radiofoniche che, in maniera moderna e circostanziata, cercano di esaminare e discutere gli argomenti principali citati nelle nostre schede/slot sottostanti, con commenti approfonditi e prospettive moderne . Un vero viaggio nella parola divina che, puntata dopo puntata, puoi comodamente percorrere sul tuo dispositivo preferito.
(N.B.: Le “Fonti” o “il Testo” a cui fanno spesso riferimento i rispettivi Podcast sono proprio gli approfondimenti che trovate nelle schede/slot sottostanti, tratti in gran parte dal libro di cui sopra)
«Ascolta Israele…»
(Per il contenuto di questa fonte/scheda/slot e quella, di cui parleremo poco più avanti, di “Un cuore ascoltante”, abbiamo realizzato un unico Podcast, essendo entrambi gli argomenti intrinsecamente collegati).
«E Dio disse…»:
«ASCOLTA ISRAELE»
«Ascolta, Israele, le leggi e le norme che oggi io proclamo dinanzi a voi: imparatele e custoditele e mettetele in pratica.
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione servile.
Non avere altri dei di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.
Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai.
Perché io il Signore tuo Dio sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti».
[(Dt 5,1.6-10)
«QUESTI SONO I COMANDI, LE LEGGI E LE NORME….»
«Questi sono i comandi, le leggi e le norme […], perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso; perché tu tema il Signore tuo Dio osservando per tutti i giorni della tua vita, tu, il tuo figlio e il figlio del tuo figlio, tutte le Sue leggi e tutti i Suoi comandi che io ti dò e così sia lunga la tua vita.
Ascolta, o Israele, e bada di metterli in pratica; perché tu sia felice e cresciate molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto».
(Dt 6,1-3)
«IL SIGNORE E’ IL NOSTRO DIO…»
«Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte».
(Dt 6,4-9)
«AMERAI IL SIGNORE DIO TUO CON TUTTO IL TUO CUORE…»
«Allora si accostò [a Gesù] uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva ben risposto [ai sadducei], gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”.
Gesù rispose:
“Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Non c’è altro comandamento più importante di questi”.
Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”».
(Mc 12, 28-33)
Commento e Riflessione
sulla parola di Dio
Abbiamo letto che Dio ha detto:
“Ascolta…” “Ascolta Israele…”
Ma chi è oggi quell’ “Israele” biblico a cui Dio si è rivolto?
Egli ha parlato solo ad un popolo o, attraverso quel popolo, ha parlato e parla ancora a tutta l’umanità, a tutti noi?
La parola di Dio è eterna e non conosce confini… Dio eterno ha realizzato una storia di salvezza con il popolo ebreo, ma ogni Sua parola era ed è rivolta anche ad ognuno di noi, in quanto lo stesso popolo fu primizia ed anticipazione della storia di salvezza di Dio con tutta l’umanità.
Anche io, anche tu, quindi, sei l’ “Israele” biblico, quel popolo che Dio si è scelto per attuare la sua storia di salvezza… A te, a noi, continuamente, si rivolge il Signore, il Padre del Cielo e della Terra, di ciò che in essi è contenuto e di tutte le creature, affinché il suo Regno possa venire e realizzarsi in pienezza…
Ma cosa devi, cosa dobbiamo ascoltare…?
Ascoltare innanzitutto i messaggi e le sollecitazioni, più o meno chiari, che il nostro cuore e la nostra anima ci inviano durante la nostra vita quotidiana, in cui percepiamo la necessità di entrare in noi stessi («nella nostra camera» interiore, come ha detto Gesù) e comprendere, capire, riflettere su dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, verso cosa o a “chi” siamo diretti… Contemporaneamente, abbandonando noi stessi, cercare di aprirsi e/o orientarsi verso qualcosa o “Qualcuno” che è al di fuori di noi, pur essendo dentro di noi: mettersi in ascolto di Dio, predisporsi all’incontro con Lui con tutto noi stessi, «con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima, con tutta la nostra mente ed intelligenza, con tutte le nostre forze»...
Dio vuole incontrarci personalmente (oltre che collettivamente) e noi dobbiamo essere consapevole di ciò.
Poniamoci, perciò, con tutta umiltà e tutto noi stessi, davanti a Lui… Mettiamoci in ascolto del Suo cuore, cercando di entrare in sintonia con Lui, di ascoltare il Suo messaggio d’amore, cercando di capire i Suoi sentimenti più intimi, affinché, «tu sia felice e possa crescere molto di numero nel paese dove scorre il latte e il miele, come il Signore, Dio dei tuoi padri, ti ha detto…».
L’ascoltare, dunque, è il primo comandamento d’amore che il Signore ci suggerisce di vivere nella nostra vita: ascoltare il nostro cuore e ascoltare quello di Dio, i nostri sentimenti ed i Suoi sentimenti, ascoltare e apprendere la Sua Parola, comprendere il Suo messaggio, conoscere e sentire-percepire la Sua presenza ed il Suo “Dono” dentro di noi…
«SHEMA’ ISRAEL…»
Il termine usato nel testo biblico che abbiamo citato poc’anzi e tradotto con «Ascolta, Israele», è «Shemà Israel» (שְׁמַע יִשְׂרָאֵל). Come si sa, però, a volte è impossibile trovare la traduzione esatta di una parola da una lingua ad un’altra, soprattutto quando si cerca di tradurre una lingua antica. E’ questo il nostro caso. In ebraico, infatti, il termine «Shemà» aveva una pluralità di significati: ascoltare, prestare attenzione, rispettare, capire… Mentre la cultura Greca, però, ad esempio, era una cultura visiva, dell’arte, dell’architettura, del teatro e dello spettacolo e “conoscere” per essa era una forma di “vedere”, l’ebraismo era ed è una cultura “non visiva”, che adora un Dio che non può essere visto ed in cui è assolutamente vietato realizzare immagini sacre o icone. La parola «Shemà», «Ascolta», quindi, non è da intendere solo nel senso puramente “acustico”, ma, in un senso molto più ampio ed articolato, a 360 gradi, diremmo oggi, ossia nel senso di capire profondamente, interiorizzare, scrutare ed osservare con curiosità, amore ed attenzione ciò che si legge, si osserva, si ascolta, si tocca, si percepisce dentro, davanti ed intorno a noi. E’ un invito ad “acuire” tutti i nostri sensi ed anche le nostre percezioni, la nostra fantasia, creatività ed immaginazione, per una conoscenza ed un’esperienza che deve andare al di là di un semplice e banale approccio superficiale o “di superficie” alla realtà o alla situazione che ci si pone davanti.
Comprendiamo, pertanto, che con l’espressione «Ascolta, Israele», Dio, come ha fatto con Mosè mentre si avvicinava al roveto ardente dicendogli di togliersi i sandali dai piedi perché il luogo su cui stava era un luogo santo, ci invita a spogliarci delle nostre “protezioni” e dalla “polvere” che abbiamo addosso, fare un atto di umiltà e di autentico, sincero e profondo riconoscimento dei nostri limiti, predisponendo tutti i nostri sensi e tutto noi stessi, «con tutto il nostro cuore, tutta la nostra anima, tutta la nostra mente ed intelligenza, tutte le nostre forze» all’incontro con Lui, con la Sua Parola e con la Sua presenza…
Quando preghiamo, dunque, come il povero del Salmo e come «terra informe e deserta», luogo in cui «le tenebre ricoprono l’abisso» (come recita il libro della Genesi), dunque, poniamoci davanti a Lui «con tutto il nostro cuore, la nostra mente, il nostro intelletto, la nostra anima e le nostre forze» e lasciamo fare a Lui, ascoltiamo in silenzio “il silenzio” che è il luogo privilegiato dove Lui, appunto, parla e si muove, come «lo Spirito che aleggiava sulle acque e sulla terra informe e deserta, laddove le tenebre ricoprivano l’abisso…» (Gen 1,1-2). Lì, infatti, Dio disse:
«Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno» (Gen 1,3-5).
Nell’incontro tra la tua (la mia) povertà e la misericordia di Dio, il Suo Spirito e la sua Presenza, per dono Suo, sempre, scocca la scintilla, nasce la LUCE, si aprono i cieli e sembra quasi di ascoltare, dentro di noi, una voce tra le nubi che proclama: « Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!...» (Mt 17,5 Mc 9,7; Lc 9,35).
E’ Dio stesso, infatti, che dal nostro cuore ci accompagna ad incontrarci, personalmente e collettivamente, con Lui. Egli, con amore, misericordia, grande attenzione e benevolenza ci ascolta e, contemporaneamente, rigenera e rinnova il nostro spirito, come un fiore che sboccia ai primi raggi del sole, scaldandosi, nutrendosi e crescendo con esso.
Identificandosi e specchiandosi con lo stesso fiore, autentico, bello, spontaneo e naturale, così la nostra anima ed il nostro cuore si devono porre dinanzi a Dio con sincerità, autenticità, schiettezza e amore-contrizione, per tutti gli (eventuali) errori commessi, entrando, come suggerisce Gesù,
«nella nostra camera e, chiusa la porta, pregare il Padre nel segreto; e il Padre nostro, che vede nel segreto, [ci] ricompenserà…» (Cfr. Mt 6,6).
Per il fiore che sboccia al mattino, il sole è una fonte di vita e sostegno, come abbiamo detto. Senza di esso nulla potrebbe, anzi, neanche esisterebbe.
Così la nostra anima: senza Dio nulla potrebbe e neanche esisterebbe .
Il sole per il fiore è un grande beneficio… Ugualmente, quando ci poniamo davanti a Dio, sperimentiamo le stesse sensazioni, le stesse “emozioni”. Davanti a Lui siamo davanti ad un amico, anzi, ad un “amicone”, che sta sempre dalla nostra parte. Ancor di più, siamo davanti a un Padre, a nostro padre, un Padre misericordiosissimo, buonissimo, generosissimo, che ci ha creato per amore e ci ama al di là, al di sopra e più di ogni cosa, a prescindere da quello che siamo, che abbiamo fatto o pensiamo… Egli, come Gesù, è un “pezzo di pane” e, con il Figlio e come Lui, per amore, ha sacrificato tutto se stesso e Gesù per noi…
Anche il Padre, infatti, come Gesù , possiamo dirlo, è
un‘EUCARISTIA .
Il Padre
«Eucaristia»
Come recita il titolo, si può dire che anche il Padre, come Gesù, è stato ed è un’ “Eucaristia”. Egli ha dato (e dà) tutto se stesso per l’umanità e, con il Figlio e come Lui, è stato umiliato, percosso e messo in croce per noi…
Egli, per quanto si è “abbassato” e fatto piccolo, era tutt’uno col Figlio anche quando lo stesso Figlio, umanamente, era ancora in fasce, inerme ed aveva bisogno di tutti gli aiuti possibili ed immaginabili da parte di Maria, di Giuseppe e di coloro che gli stavano vicino, per crescere, fortificarsi e vivere insieme agli altri…
Era con Gesù anche quando questi faceva il miracolo delle nozze di Cana o guariva un infermo o perdonava ad una peccatrice… Così quando lo stesso Gesù era nell’orto del Getsemani, sotto la frusta del persecutore, inchiodato sulla croce di legno o quando urlava su di essa straziato, prima di spirare…
Il Padre era con Gesù sempre e, insieme a Gesù, è vissuto “materialmente” anche affianco a Maria, Sua madre, a San Giuseppe, suo padre, ai suoi familiari, agli amici, agli apostoli ed a coloro che lo hanno conosciuto… Il Padre era con Gesù anche quando è risorto, è apparso ai discepoli ed ha camminato con loro spiegandogli le scritture (come ai discepoli di Emmaus), quando lo stesso Gesù è apparso sulle rive del lago Tiberiade ed ha mangiato con gli apostoli il pesce appena pescato e quando, ancora prima, da risorto, ha spezzato il pane con i discepoli a Gerusalemme, mentre erano radunati, spauriti, tremolanti, disorientati e persi, con un grande vuoto e dolore dentro il petto, per la perdita dell’amico e del grande profeta (su cui avevano scommesso tutta la propria vita e per cui avevano abbandonato ogni cosa, credendo che fosse il Messia di Dio) e per il dispiacere e il pentimento di averlo abbandonato nel momento più importante e doloroso della Sua vita…
Ma Gesù, insieme al Padre che con Lui aveva condiviso ogni cosa, si avvicina ai discepoli riuniti (eccetto Tommaso che, come sappiamo, in quel momento era assente), mostra loro
le mani ed il costato feriti e dice subito loro: «Pace a voi!».
Le prime parole, infatti, che lo stesso Gesù pronuncia verso i Suoi discepoli disorientati, sono proprio queste:
«Pace a voi!
Come il Padre ha mandato me,
anch’io mando voi (Gv 20,21)».
E, successivamente, alita su di loro e dice:«Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20,22-23).
Ad immagine del Padre, Gesù risorto “crea” così un nuovo amore, dona la pace e comunica lo Spirito Santo, che dona ai discepoli la comprensione della Sua missione ed il potere, anche ad essi, di «rimettere i peccati», per la realizzazione del Regno del Padre, Regno comprensibile solo dall’umile, dal disperato, assetato ed affamato di Lui e non da chi pensa di avere tutto ed è pieno di sé, che non ha bisogno di Dio o che non sa cosa sia l’umiltà, la mansuetudine, la pietà, il timore di Dio, il perdono e la misericordia.
Qualità, attitudini, atteggiamenti ed espressioni di vita, quest’ultimi, a cui Gesù, con il Padre misericordioso, dà un posto di priorità assoluta per la diffusione del Vangelo e l’avvento del “Regno” dei cieli, Gesù che, come «agnello condotto al macello» (Cfr. Is 53,7-9), con la Sua mansuetudine, bontà, tolleranza, disponibilità, affabilità, grandezza e sapienza, si è affidato al Padre e, insieme a Lui, ha subìto il tradimento, la condanna, la tortura, le ingiurie e la morte in croce…
Insieme al Figlio (ed alla madre di Gesù, Maria santissima) il Padre patì per intero tutto quello che è accaduto a Gesù, immolandosi con Lui…
(Qui, se si vuole, si può ascoltare il brano: “Madre della speranza e dell’amore”, il cui link è appena sotto)
Tutto ciò, per un disegno di salvezza, d’amore e di perdono, imprevedibile, impensabile e misterioso per la sola natura umana, affinché l’umanità stessa potesse ricevere il perdono dei peccati e lo Spirito Santo, rinascere ontologicamente, umanamente e spiritualmente, comprendere veramente la natura di Dio, il Suo Essere più profondo, che, come abbiamo visto ed Egli stesso ha testimoniato, non è altro che amore, perdono, umiltà, vicinanza e salvezza “con” e “per” tutti…
L’identità profonda tra Gesù ed il Padre (e quindi che il Padre, come Gesù, è stato ed è anch’Egli un’Eucaristia) ce l’ha detto lo stesso Gesù quando, alla domanda del discepolo Filippo di mostrargli il Padre, rispose:
«Chi ha visto me ha visto il Padre […]Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me[…]» (Gv 14,9b-11a).
LA “RUMINATIO”
La “Ruminatio”
Per gli antichi, la “Ruminatio” era un esercizio di lettura, riflessione e ripetizione della parola di Dio fino a imparare il testo a memoria. I Padri parlavano di “masticare” la Parola, cioè ritornare sul testo, richiamarne le parole, ritrovare il tema centrale e imprimerlo profondamente nel cuore, cercando il “sapore” stesso, possiamo dire, della Sacra Scrittura. Giovanni di Fecamp (sec.XI), ad esempio, parlava di “gustarla in ore cordis”, ossia “nella bocca del cuore” (anche se l’espressione è intraducibile nel suo significato più ampio e profondo).
L’Antico Testamento è pieno di riferimenti all’ascolto e all’assimilazione della Parola di Dio con attenzione, profondità e perseveranza.
Nel Nuovo Testamento famosi sono i riferimenti a Maria, la madre di Gesù, «…Colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45) che ascoltava, meditava e custodiva nel suo cuore tutto ciò che diceva e faceva Gesù: «Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,15-19), «Gesù dunque partì con Giuseppe e Maria e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51), tant’è che Gesù arrivò ad elogiare Lei (ed i futuri discepoli) quando, mentre stava parlando alla folla, a coloro che gli comunicarono che Sua madre ed i Suoi fratelli stavano fuori ad aspettarlo per incontrarlo e/o parlargli, disse: «“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i Suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”» (Mt 12,48-50).
Nel Vangelo di Luca, lo stesso Gesù aggiunse e precisò: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc8,21).
In riguardo alla “Ruminatio” ed alla conseguente attualizzazione della parola di Dio, ci piace citare il discorso di papa Benedetto XVI fatto nell’udienza generale del 17 agosto 2011:
«Nel nostro tempo siamo assorbiti da tante attività e impegni, preoccupazioni, problemi; spesso si tende a riempire tutti gli spazi della giornata, senza avere un momento per fermarsi a riflettere e a nutrire la vita spirituale, il contatto con Dio. Maria ci insegna quanto sia necessario trovare nelle nostre giornate, con tutte le attività, momenti per raccoglierci in silenzio e meditare su quanto il Signore ci vuol insegnare, su come è presente e agisce nel mondo e nella nostra vita: essere capaci di fermarci un momento e di meditare.
Sant’Agostino paragona la meditazione sui misteri di Dio all’assimilazione del cibo e usa un verbo che ricorre in tutta la tradizione cristiana: “ruminare”; i misteri di Dio cioè vanno continuamente fatti risuonare in noi stessi perché ci diventino familiari, guidino la nostra vita, ci nutrano come avviene con il cibo necessario per sostenerci. E San Bonaventura, riferendosi alle parole della Sacra Scrittura dice che “vanno sempre ruminate per poterle fissare con ardente applicazione dell’animo” (Coll. In Hex, ed. Quaracchi 1934, p. 218).
Meditare quindi vuol dire creare in noi una situazione di raccoglimento, di silenzio interiore, per riflettere, assimilare i misteri della nostra fede e ciò che Dio opera in noi; e non solo le cose che vanno e vengono. Possiamo fare questa “ruminazione” in vari modi, prendendo, ad esempio, un breve brano della Sacra Scrittura, soprattutto i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere degli apostoli, oppure una pagina di un autore di spiritualità che ci avvicina e rende più presente le realtà di Dio al nostro oggi, magari anche facendosi consigliare dal confessore o dal direttore spirituale, leggere e riflettere su quanto si è letto, soffermandosi su di esso, cercando di comprenderlo, di capire che cosa dice a me, che cosa dice oggi, di aprire il nostro animo a quanto il Signore vuole dirci e insegnarci.
Anche il Santo Rosario è una preghiera di meditazione: ripetendo l’Ave Maria siamo invitati a ripensare e a riflettere sul Mistero che abbiamo proclamato. Ma possiamo soffermarci pure su qualche intensa esperienza spirituale, su parole che ci sono rimaste impresse nel partecipare all’Eucaristia domenicale. Quindi, vedete, ci sono molti modi di meditare e così di prendere contatto con Dio e di avvicinarci a Dio, e, in questo modo, essere in cammino verso il Paradiso.
Cari amici, la costanza nel dare tempo a Dio è un elemento fondamentale per la crescita spirituale; sarà il Signore stesso a donarci il gusto dei suoi misteri, delle sue parole, della sua presenza e azione, sentire come è bello quando Dio parla con noi; ci farà comprendere in modo più profondo cosa vuole da me. Alla fine è proprio questo lo scopo della meditazione: affidarci sempre più nelle mani di Dio, con fiducia e amore, certi che solo nel fare la sua volontà siamo alla fine veramente felici».
Prega con il canto:
(Per il contenuto di questa fonte/scheda/slot e quella, di cui abbiamo parlato in una scheda/slot precedente, “Ascolta Israele”, abbiamo realizzato un unico Podcast, essendo entrambi gli argomenti intrinsecamente collegati).
Un cuore “ascoltante”
Che si intende per “cuore ascoltante”? In quale occasione tale espressione è usata?
Per comprendere bene il significato di essa andremo a leggere il famoso brano tratto dal primo libro dei Re (1Re 3,4-14) in cui il giovanissimo Salomone, figlio del grande re Davide, avendo avuto in eredità il suo regno, chiede a Dio, apparsogli in sogno, non ricchezza e gloria, ma….
«In quei giorni, Salomone andò a Gàbaon per offrirvi sacrifici, perché ivi sorgeva l’altura più grande. Su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. A Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: “Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda“. Salomone disse: “Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te. Tu gli hai conservato questo grande amore e gli hai dato un figlio che siede sul suo trono, come avviene oggi. Ora, Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?“
Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: “Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita“»
«Concedi al tuo servo un cuore docile…»
Cuore “docile”, cuore “sapiente” o cuore “ascoltante”?
Il termine ebraico che nel brano citato è stato tradotto con «cuore sapiente» o «cuore docile» è «lev shomeà», la cui traduzione letteraria non è proprio «cuore docile» o «sapiente», ma «cuore ascoltante». Nel participio «shomeà», infatti, c’è la stessa radice dell’espressione ebraica di cui abbiamo parlato nella scheda “Ascolta Israele” , «shemà Israel».
Tenendo presente ciò che nella stessa scheda di cui sopra abbiamo già sottolineato, comprendiamo che la richiesta fatta a Dio dal giovane Salomone di avere un «cuore ascoltante» va intesa come una supplica a Dio di poter avere un cuore capace di essere e di mantenersi in stato di “ascolto” della realtà presente, circostante e soprannaturale (di Dio, ma anche degli altri e di se stessi) in maniera assoluta, ossia con l’uso di tutti i sensi, di tutte le proprie forze, di tutte le proprie capacità intellettive, creative e sensoriali. Una predisposizione ed un’apertura che metta in condizione di riflettere, capire, interiorizzare e percepire “dal di dentro”, oltre che “dal di fuori”, il pensiero ed i sentimenti di Dio (e degli altri), saper ascoltare, capire ed accogliere la Sua voce e la Sua presenza anche nelle cose “non scritte” e mettersi pienamente a Sua disposizione, lontano da qualunque apparente e/o fatiscente tornaconto personale, permettendoGli di illuminare e condurre per mano lungo il sentiero della vita, nelle scelte e nelle decisioni, più o meno importanti da intraprendere lungo il cammino, chiunque si rivolge a Lui con tale spirito di umiltà, disponibilità ed ascolto…
Da lì anche la famosa espressione letterale passata alla storia come “prendere una decisione salomonica” intesa, in senso generico, nel dare un giudizio saggio, imparziale ed equilibrato su una determinata questione importante o fondamentale.
Gesù, nel Vangelo di Matteo, chiarì poi che per avere un «cuore ascoltante» ed affinché potessimo percepire, capire ed “incontrare” la realtà, la presenza ed il “Regno” di Dio, è necessario avere un “occhio” limpido e un cuore “pulito” da tutto ciò che appesantisce l’anima e/o l’allontana da Dio:
«La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona […]» (Mt 6,22-24.33)
Lo stesso Gesù, nel Vangelo di Giovanni, ci ha anche detto che nella casa del Padre Suo ci sono molti posti (Gv 14,2).
Bisognerebbe, pertanto, che aprissimo le “porte” e le “finestre” del nostro cuore “ripulito” a Dio e lasciassimo, in esso, un “posto” sempre libero (il più importante), disponibile, aperto e “fisso” per Lui ed il Suo Regno, così che, lo stesso Regno, possa vivere “in” noi e farci abitare “in” Lui, nella Sua Casa e in quella dei Suoi “amici”.
«Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia» ha aggiunto Gesù nel Vangelo di Matteo (Mt 6,33): l’eventuale assenza o mancanza dello stesso Regno, infatti, dentro ed intorno a noi, dovrebbe crearci un tale disagio da farci desiderare, il più presto possibile, il Suo immediato avvento e la nostra pronta “dimora” in Esso.
Nel corso dei secoli, molti furono coloro che seguirono, nel profondo, gli inviti di Gesù e la richiesta del re Salomone ad avere un occhio “chiaro”, un cuore “ascoltante” ed a fare la volontà del Padre. Tra questi ricordiamo, ad esempio, San Francesco d’Assisi, compatrono d’Italia, quando, davanti al Crocifisso di San Damiano, chiese al Signore che le tenebre del suo cuore diventassero luce, che la sua mente fosse illuminata e la sua volontà indirizzata a scegliere la via di Dio attraverso la fede, la speranza e la carità:
«O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta, umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà» (Fonti Francescane, 276).
Famosa è anche la preghiera “Absorbeat”, data da una combinazione di testi patristici circolante già nel XII secolo, la quale, con sentimenti simili, supplicava il buon Dio:
«Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perché io muoia per amore dell’amor tuo, come tu ti sei degnato di morire per amore dell’amor mio» ( Fonti Francescane, 277).
Prega con il canto:
«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»
Gesù, mentre stava parlando alla folla, a coloro che gli comunicarono che Sua madre ed i Suoi fratelli stavano fuori ad aspettarlo per incontrarlo e/o parlargli, disse: «“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i Suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”» (Mt 12,48-50).
Nel Vangelo di Luca, lo stesso Gesù aggiunse e precisò: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21).
Deduciamo pertanto che, per Gesù ed i Suoi discepoli, con l’espressione: “fare la volontà del Padre mio” si intendeva, in particolare, “ascoltare la parola del Padre” e “metterla in pratica”. Ossia, chi faceva (e fa) ciò, era ed è, per Gesù, «fratello, sorella e madre», così come lo era, appunto, Maria santissima, Sua madre (madre naturale ed anche madre “spirituale”, icona e modello perfetto di coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica) o qualunque altro apostolo o discepolo alla Sua sequela.
Gesù, in linea con quanto lo stesso Dio dall’inizio della rivelazione ha sempre suggerito al Suo popolo, sottolinea ugualmente la priorità dell’ascolto della Parola di Dio e della Sua Parola e la conseguente necessità della messa in pratica della stessa (Cfr., al riguardo, i nostri “slot” citati in precedenza: “Ascolta Israele” e “Un cuore ascoltante”).
Dalle stesse parole di Gesù emerge che con l’ascolto, la meditazione della parola di Dio ed il conseguente “tentativo” o la conseguente disposizione d’animo per metterla in pratica, oltre ad un legame “naturale” e fisico che possiamo avere con chi ci sta vicino e con i nostri cari, c’è anche un legame “spirituale”, a “distanza”, diremmo, e, nello stesso tempo, “ravvicinato” ed interiore, con Gesù stesso e con coloro che ascoltano la Sua Parola e quella del Padre, legame molto forte e “tenero”, come quello (se non più) che potremmo avere con un nostro genitore, un nostro fratello, una nostra sorella, un nonno, una nonna, un amico, un’amica o un prossimo carissimi.
Nel Vangelo di Matteo, lo stesso Gesù, aggiunse anche che:
«Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli.
Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande» (Mt 7,21-27).
L ‘«Inno alla Carità»
«Agapáo», «Caritas» o… «Fileo»?
In un famosissimo capitolo della prima lettera ai Corinzi di San Paolo (al capitolo 13) troviamo frequentemente una parola tradotta comunemente con il termine: “Carità” (dal latino “Caritas”). Il termine greco originale usato dall’apostolo e su cui è stata applicata la traduzione suddetta, era (ed è): «ἀγάπη», ossia «agápē». Nella cultura greca, il verbo «Agapáo» veniva usato fondamentalmente per esprimere un amore incondizionato, profondo, altruistico, disinteressato, che si dona liberamente, legato alla compassione, al forte desiderio del bene dell’altro a prescindere dal proprio interesse e dalle proprie esigenze; un amore legato alla capacità di vedere il valore intrinseco di una persona. Lo stesso termine era spesso associato all’amore di una madre che nutre e forma l’essere in embrione e dà tutta se stessa verso il proprio figlio. Un amore caratterizzato dalla dedizione totale, dalla cura e dalla protezione verso la stessa prole, che non è limitato a un sentimento, ma si manifesta in azioni concrete di sostegno, sacrificio e guida.
Nella Sacra Scrittura e, in particolare, nella citata prima lettera di cui sopra, il termine «ἀγάπη» («agápē»), oltre al significato già citato, si arricchisce di un nuovo significato, assumendo anche un valore trascendentale, più profondo e completo, se vogliamo, ossia è usato per intendere il dono d’amore che proviene da Dio e viene riversato nel cuore del credente; credente che non compie un gesto d’amore di sua iniziativa, ma di riverbero all’azione santificante di Dio che anima lo stesso cuore dall’interno e lo spinge a gesti o pensieri d’amore, di perdono, di offerta-sacrificio, gratuitamente, verso gli altri e verso Dio, coinvolgendo ogni aspetto della sua persona: emozioni, spiritualità, intelletto.
Non a caso per i cristiani il banchetto eucaristico era (ed è) chiamato anche «agápē».
Quando nel nostro slot “Ascolta Israele” abbiamo citato l’espressione “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”, anche lì, il termine greco che ha tradotto la parola ebraica «Ahavah» (אהבה) (termine usato per tradurre la parola “amore”, anche se lo stesso termine ebraico era usato in un senso più ampio, ossia che poteva includere amore incondizionato, affetto, amicizia e amore romantico, a seconda del contesto) è stato “Agapáo”.
Anche nell’espressione “Ama il prossimo tuo come te stesso” (in greco antico: “ἀγαπᾶτε ἀλλήλους ὡς ἑαυτούς”) usata da Gesù nel Vangelo di Matteo e di Marco (Mt 22,37-40 e Mc 12,28-33) unendo in un unico precetto “il comandamento” dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, viene usato il verbo “Agapáo”, in cui l’amore non è più solo un «comandamento», ma la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.
Tornando quindi al citato brano di San Paolo di cui sopra, notiamo che traducendo il termine: “agápē, agapáo” con la parola “carità”, il lettore è portato spesso ad intenderlo nel senso di “elemosina”, elargizione di qualcosa a qualcuno, ma, comprendiamo bene, non è quello il significato che l’apostolo intendeva dare alla parola stessa (e quindi a tutto il brano).
Proviamo allora a leggere lo stesso brano (il famoso “Inno alla carità”, appunto) usando la traduzione il più possibile corrispondente al significato originale della parola “agápē, agapáo” e vediamo che succede sostituendo la parola tradotta con “carità” con l’espressione “l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso)”:
«Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso), sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi, dentro di me, l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso), non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso) niente mi giova.
L’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso), è paziente, è benigno; non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta e non avrà mai fine» (1Cor 13, 1-8).
«Ricercate l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso» (1Cor 14,1).
Si nota la differenza di comprensione del brano usando il significato originale del termine “Agàpe”?
L’apostolo San Giovanni, nella sua prima lettera, scriveva anche: «Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo» (1Gv 4,19), usando sempre lo stesso termine: “Agapáo”, inteso nel senso che abbiamo spiegato
in precedenza. Poco prima, nella stessa lettera, aveva detto: «In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. in questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. […] In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito. […] Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui»
(1Gv 4,9-11.13.16b).
In un altro passo l’apostolo San Paolo, sempre usando il termine “Agapáo” laddove poi è stato tradotto con la parola “amore”, spiegava:
«Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: “non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare” e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,8-10), che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso).
«La misura dell’amore… », diceva il vescovo di Milevi Severo (Severo di Milevi, Ep. 109,2), amico di Sant’Agostino, « …è amare senza misura!».
Come abbiamo visto, ciò può realizzarsi pienamente solo vivendo innestati in Dio, legati a Lui come “tralci alla vite” e per dono Suo. Senza di Lui non possiamo fare nulla, come ci ha detto lo stesso Gesù nel Vangelo di Giovanni (Gv 15,5).
Infine, inutile dirlo, colui che è e si è fatto pienamente “Agapáo”, che l’ha vissuto fino in fondo e pienamente, era ed è lo stesso Gesù, insieme alla madre Maria, “l’amore che viene da Dio, è dono Suo e si dona (agli altri ed a Dio stesso)”.
Diversamente da “Agapáo”, l’altro termine greco antico che veniva usato, invece, per sottolineare l’amicizia, l’affinità, la simpatia con qualcuno o con qualcosa con cui si sta bene, di cui si ha piena fiducia, cara e gradita ed in cui ci si aspettava un ritorno corrispondente, era: «Filéo».
Il termine “Filéo”, ad esempio, fu usato anche da Gesù, quando rivolgendosi ai suoi discepoli li chiamò “Amici” e non “Servi” (Gv 15,15) o nel famoso dialogo con Pietro quando gli chiese: “Pietro, mi ami tu”, usando per ben due volte il verbo “Agapáo” e, solo la terza volta, visto che Pietro gli rispondeva sempre con il verbo “Filéo” (“Si, ti amo“), usò anche Lui la stessa espressione letterale di amicizia.
* * *
Ricapitolando quanto fin qui detto, alla fine, ci potrà sembrare impossibile che Dio, Gesù, fattosi amore-Agapáo per noi, abbiano usato o usino tutta quell’ “attenzione”, quell’amore oblativo per noi, con tutti i nostri limiti, le nostre mancanze, i nostri difetti e le nostre carenze, noi che a stento, forse, riusciamo, ad amare chi ci sta vicino o le persone più care…
Ma Lui ci dice: “Io ti amo, ti amo fino a donarmi per te…“.
Noi, però, ci meritiamo ciò? C’è un nostro merito in questo? Assolutamente no e il nostro cuore, cosciente di ciò, fa fatica a crederlo, ad accettarlo e viverlo dentro di noi. In questo caso, la fede significa non tanto di amare Dio (anche quello), ma di essere coscienti che siamo per Lui il “punto terminale” del Suo amore, “credere” e vivere veramente e intensamente, nell’anima, questa realtà, che il Signore, in tutte le maniere ed in ogni tempo, ci ama profondamente, come ha dimostrato e cercato sempre di comunicare-trasmettere a tutta l’umanità e ad ciascuno di noi.
Preghiamo, perciò, e chiediamo al Signore che ci illumini, ci dia la luce, la forza, l’intelligenza e la grazia per vivere e comprendere questo grande “mistero” d’amore (“mistero”, dal greco “mysterion”, cristianamente inteso come una verità profonda e nascosta, rivelata però da Dio attraverso la fede e la grazia divina), di avere la coscienza e la conoscenza del Suo grande, immenso, infinito ed eterno amore per ognuno noi; preghiamolo di riverberare questa consapevolezza, questa grazia e questo Suo immenso dono d’amore nei nostri cuori e che ci porti ad amare, perdonare, capire tutti come Lui ama, perdona e capisce ognuno di noi. Preghiamolo di poter essere innestati in Lui e vivere anche noi, come Lui, l’esperienza e la missione del Suo “Agapáo”.
Prega con i canti:
Chi è mio
«Prossimo»?
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Per poter rispondere adeguatamente alla domanda: “Chi è mio prossimo“, è bene capire e conoscere i termini tipici dell’epoca usati da Gesù nel suo Vangelo. Al tempo di Gesù, infatti, le figure religiose di maggior spicco che officiavano e servivano al Tempio erano chiamati “Sacerdoti” (i primi) e “Leviti” (i secondi).
I “Sacerdoti”, discendenti della tribù di Levi, erano i diretti discendenti di Aronne, fratello di Mosè e avevano il compito di officiare i sacrifici nel Tempio, offrire preghiere e benedizioni, e interpretare la legge.
I “Leviti”, pur appartenendo anch’essi alla tribù di Levi, non potevano svolgere funzioni sacerdotali, non essendo discendenti diretti di Aronne ed avevano semplici compiti di assistenza ai sacerdoti stessi, di cura del Tempio, preparazione dei sacrifici ed anche funzioni di cura del canto e della musica, oltre, in rari casi, di lettura della Torah e lavaggio delle mani dei sacerdoti prima della benedizione sacerdotale.
A queste figure “religiose”, se ne affiancava un’altra, quella dei “Samaritani”. Questi, pur riconoscendosi, come i Giudei, discendenti di Israele, erano considerati da quest’ultimi come scismatici ed eretici, oltre che nemici e praticanti di usanze e tradizioni diverse da quelle ereditate dai padri antichi.
Quando nel 721 a. C., infatti, la città di Samaria fu distrutta dagli Assiri, gran parte degli abitanti israeliti della città e del regno omonimo furono deportati in Assiria. A quelli rimasti in patria, invece, gli Assiri unirono ceppi di altre popolazioni conquistate, ognuna con una propria lingua, con proprie idee religiose, usanze e tradizioni. Ciò, col trascorrere degli anni, creò una mescolanza religiosa, culturale, sociale e civile che incise sulle credenze e le pratiche culturali e religiose degli israeliti rimasti sul territorio d’origine. Da questa mescolanza sorsero i citati “Samaritani”, che, fin dal principio, per i motivi suddetti, furono sempre oggetto di riprovazione dagli Ebrei ortodossi di Gerusalemme.
I Samaritani, infatti, oltre a non rispettare le tradizionali feste ebraiche, dei testi sacri riconoscevano solo il cosiddetto “Pentateuco samaritano” (simile ai primi cinque libri della “Torah”, in cui credevano gli ebrei ortodossi, ma con varianti importanti rispetto alla versione di quest’ultimi). Gli stessi ebrei ortodossi, poi, oltre alla Torah e ad altre tradizioni orali, consideravano di primaria importanza anche gli scritti profetici e il cosiddetto “Talmud”, ossia i commenti rabbinici ai testi sacri. Mentre i Samaritani, inoltre, consideravano come punto di riferimento e luogo sacro il monte Garizim, gli ebrei/giudei avevano come luogo di riferimento per il loro culto il Tempio di Gerusalemme e, in seguito, anche le sinagoghe.
Una curiosità: nella parabola che citeremo in seguito vengono citate delle monete (“due denari”) usate per pagare un albergatore. Ma qual era il loro valore? Ebbene, al tempo di Gesù, un “denaro” romano d’argento aveva un valore equivalente alla paga giornaliera di un operaio, mentre un “talento” (di cui si parla in un’altra parabola evangelica), aveva un valore molto più grande, equivalente a circa 6.000 denari.
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Alla domanda su “Chi è mio prossimo?”, rispondiamo con le stesse parole del Vangelo di Luca e di Gesù medesimo:
«In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un Sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un Levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: ‘Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno’.
Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”».
Per chi avesse ancora qualche dubbio, pertanto, Gesù ha risposto in maniera esaustiva e chiara su chi fosse il nostro “prossimo”, su come opera lo Spirito di Dio, su quali sono i Suoi frutti e su che significa farsi “piccoli” per il Regno di Dio. Questo è un compito che solo “l’amore di Dio che viene da Lui, è dono Suo e si dona agli altri (ed a Dio stesso)” (in merito vedi nostro “slot”/scheda precedente: “L’inno alla Carità”) può compiere, con l’ascolto della parola di Dio, la “Ruminatio”, la sua assimilazione e, per dono Suo, la sua messa in pratica.
L’ uomo
Gesù
è
esistito
davvero?
In questa sezione affronteremo un argomento che è stato da sempre oggetto di domanda e riflessione dell’umanità:
dal punto di vista storico e secondo le fonti non cristiane, l’uomo Gesù è esistito davvero? Ci sono testimonianze al riguardo?
Analizzeremo, pertanto, le principali fonti “non cristiane” laddove, anche marginalmente, fanno un qualsivoglia accenno alla probabile esistenza storica del personaggio Gesù e vedremo, se possibile, la eventuale corrispondenza di esse con la descrizione che ne fanno i “Vangeli”.
Le principali fonti storiche non cristiane che menzionano Gesù, i suoi seguaci, o gli eventi legati alla sua figura, risalgono al I e II secolo d.C. e sono fondamentali per l’analisi che ci proponiamo di fare. Le suddette fonti possiamo suddividerle in:
“fonti di autori romani” e “fonti di autori ebrei”.
Iniziamo dalle prime.
Fonti di autori Romani (Pagani)
Gli storici romani non si concentravano su Gesù stesso, ma menzionavano lui e i suoi seguaci (chiamati “cristiani”) in relazione a eventi e problemi dell’Impero.
Tra essi citiamo:
Tacito, Svetonio e Plinio il Giovane.
1) Tacito (circa 56-120 d.C)
Lo storico romano è considerato la fonte non cristiana più importante e affidabile. Nei suoi “Annales” (ca. 115 d.C.), descrivendo l’incendio di Roma del 64 d.C. e la successiva persecuzione di Nerone, scrive:
«Le pene più atroci a coloro che il volgo chiamava cristiani, nome che deriva da Cristo, che sotto l’imperatore Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato. E, momentaneamente repressa, questa esiziale superstizione di nuovo dilagava, non solo in Giudea, ma anche a Roma…».
Come si può facilmente dedurre, questa testimonianza di notevole importanza conferma l’esistenza storica di Cristo (il fondatore del movimento), la sua esecuzione sotto Ponzio Pilato durante il regno di Tiberio, e l’origine del nome “cristiani” da lui.
2) Svetonio (69-140 ca. d.C.)
Nelle sue “Vite dei Cesari” (ca. 120 d.C.), Svetonio fa alcune citazioni per noi interessanti sia nelle parti dedicate alla “Vita di Claudio”, che in quella dedicata alla “Vita di Nerone”.
Nella “Vita di Claudio” (cap. 25,4), l’autore menziona l’espulsione degli ebrei da Roma da parte dell’imperatore Claudio (ca. 49 d.C.), a causa di tumulti «promossi da Chresto». Chiariamo che in questo caso molti studiosi ritengono che la dicitura: “Chresto” sia un errore di ortografia o una corruzione del nome “Cristo”-Christus, attestando, oltre all’esistenza di Cristo, anche un conflitto tra i primi cristiani e la comunità ebraica di Roma.
Nella “Vita di Nerone” (cap. 16, 2), Svetonio cita la punizione dei cristiani, definendogli gli stessi come una «nuova e malefica superstizione».
3) Plinio il Giovane (61-113 d.C.)
Intorno al 112 d.C., Plinio, governatore della Bitinia, scrisse una lettera all’imperatore Traiano per chiedere consiglio su come trattare i cristiani. Descrivendo le loro pratiche, annota che essi si riunivano in giorni stabiliti prima dell’alba e «cantavano inni a Cristo come a un dio».
Questa lettera documenta chiaramente la diffusione precoce e organizzata del cristianesimo e la convinzione che Cristo fosse divino.
Fonti di Autori Ebrei
Tra gli storici ebrei e/o le testimonianze ebree, per quanto riguarda la nostra analisi, citiamo:
lo storico Giuseppe Flavio e il “Talmud Babilonese”.
1) Giuseppe Flavio (37-100 ca. d.C.)
Lo storico ebreo-romano ha due passaggi nelle sue “Antichità Giudaiche” (ca. 93 d.C.) che sono ampiamente dibattuti ma generalmente accettati come contenenti riferimenti autentici.
Il primo passaggio, meno controverso, che è un riferimento diretto/indiretto a Gesù, è laddove Giuseppe Flavio cita Giacomo, il cugino di Gesù: Il brano menziona il suo lapidamento, parlando espressamente di «Giacomo, fratello di Gesù, che era chiamato Cristo» (Ant. Giud. XX, 200).
Il secondo passaggio è nel “Testimonium Flavianum” (Ant. Giud. XVIII, 63-64). Questa parte è molto più controverso a causa di possibili interpolazioni cristiane (aggiunte successive che lo rendono più filo-cristiano). Recentemente, però, ad opera del filologo ebreo Shlomo Pines, professore all’Università di Gerusalemme, è stata trovata la forma originaria del “Testimonium Flavianum”, all’interno della “Storia Universale” di Agapio di Ierapoli, un vescovo e storico di lingua araba vissuto nel X secolo d.C. Dalla citazione suddetta si evidenzia come Giuseppe Flavio, senza entrare nel merito della divinità di Gesù, ne parla come un personaggio storico realmente esistito.
Questa è la versione del Testimonium di Agapio:
«Similmente dice Giuseppe l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “In questo tempo viveva un uomo saggio che si chiamava Gesù, e la sua condotta era irreprensibile, ed era conosciuto come un uomo virtuoso. E molti fra i Giudei e le altre nazioni divennero Suoi discepoli. Pilato lo condannò a essere crocifisso e morire. E quelli che erano divenuti Suoi discepoli non abbandonarono la propria lealtà per lui. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione, e che egli era vivo. Di conseguenza essi credevano che egli fosse il Messia, di cui i Profeti avevano raccontato le meraviglie».
A seguito di questa scoperta, la maggior parte degli studiosi, pertanto, concordano sul fatto che Giuseppe Flavio abbia scritto un nucleo originale, da cui si possono dedurre i seguenti fatti storici non contestati:
* Gesù era un uomo saggio e operatore di fatti sorprendenti.
* Aveva molti seguaci, sia ebrei che gentili.
* Fu crocifisso sotto Pilato su accusa dei capi ebrei.
* Il movimento dei suoi seguaci (i cristiani) non si estinse dopo la sua morte.
2) Il Talmud Babilonese
Il Talmud (un corpus di testi rabbinici ebraici, redatto tra il III e il V secolo d.C. con materiali molto più antichi) fa riferimenti negativi a un individuo chiamato “Yesciù” (Gesù), che veniva da Nazareth e che fu giustiziato.
Sebbene a tal riguardo i riferimenti siano polemici e non abbiano lo scopo di fornire una storia neutrale, questi confermano l’esistenza di un predicatore ebreo di nome “Yesciù/Gesù”, la sua connessione con la magia o l’eresia, e la sua esecuzione pubblica il giorno prima della Pasqua ebraica.
In Sintesi:
* * *
In sintesi, dall’esame delle fonti non cristiane appena citate, deduciamo che nessuna di esse, chiaramente, fornisce una biografia completa su Gesù, ma collettivamente, confermano l’esistenza storica di un uomo chiamato Gesù, il titolo attribuitogli di “Cristo” o “Messia,” la sua esecuzione per crocifissione da parte di Ponzio Pilato, e la rapida diffusione del movimento dei suoi seguaci già nel I e II secolo d.C., col nome di “cristiani”.
L’orologio profetico della venuta del Messia
(La profezia delle settanta settimane)
Dell’avvento del Messia e della Sua missione “liberatrice” e “salvatrice”, si parlava già da tanto tempo nei popoli antichi e lo stesso Messia, nel corso dei secoli, è stato atteso con sempre più desiderio ed in maniera spasmodica dal popolo ebreo, popolo che Dio si era scelto per liberarlo dalla schiavitù e farlo soggiornare in una terra «dove scorre latte e miele».
Dopo la presa del Tempio di Gerusalemme, nel 587 a.C., ad opera di Nabucodònosor, re di Babilònia, tutte le speranze sembravano però svanite per gli ebrei, in quanto lo stesso re pose fine alla dinastia davidica, da cui, appunto, il messia tanto atteso sarebbe dovuto discendere. Ma il profeta Daniele, il cosiddetto ultimo dei quattro grandi profeti dell’Antico Testamento (detti anche profeti “maggiori”), più o meno in quel periodo, riaprì le speranze proclamando che:
«il Dio del cielo farà sorgere un Regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre» (Dn 2,44).
Nel capitolo 7 del suo libro, racconta di aver avuto una visione in cui:
«Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni
e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano.
La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto»
(Dn 7,9-10.13-14).
In seguito, al capitolo 9, lo stesso profeta riferisce di aver ricevuto dall’angelo Gabriele (l’autore, secoli dopo, dell’annunciò a Maria della nascita di Gesù…) una visione ed un messaggio di speranza, dove venivano stabiliti anche i tempi in cui la profezia della venuta del Messia si sarebbe avverata:
«Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera. Egli mi rivolse questo discorso: “Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. Fin dall’inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela, poiché tu sei un uomo prediletto. Ora stai attento alla parola e comprendi la visione: Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore”» (Dn 9,21-27).
Mentre gli studiosi degli ultimi secoli hanno avuto grosse difficoltà a capire in quale data iniziare il conteggio esatto dei settanta settenari descritti nel libro del profeta Daniele, gli ebrei contemporanei di Gesù, invece, avevano ben inteso la profezia stessa.
Le ultime scoperte fatte a Qumran hanno consentito di dimostrare che non solo le scritture ebraiche erano già perfettamente formate nel I secolo della nostra era ed erano identiche a quelle che leggiamo oggi, ma anche che gli stessi esseni (i membri della comunità religiosa di Qumran), come molti altri loro contemporanei, avevano calcolato bene i tempi della profezia.
Per gli ebrei dell’epoca, infatti, i settanta settenari (490 anni) partivano nel 586 a.C. (anno dell’inizio dell’esilio del popolo ebraico verso Babilonia) e culminavano nel 26 a.C., inizio dell’era messianica.
A corollario di ciò, alcuni studiosi, attraverso gli scavi archeologici, hanno riscontrato che proprio in quel periodo (a partire da una ventina d’anni prima di Cristo, fino a circa il 70 d.C.) c’è stato un incremento dell’attività abitativa e edilizia a Qumran, incremento ed attività testimoniate anche da diverse monete dell’epoca ritrovate sul posto durante gli scavi medesimi. Le costruzioni del Mar Morto, infatti, aumentarono e furono ampliate in quel periodo perché, essendo iniziata la cosiddetta “era messianica”, ci si ritirava nel deserto per purificarsi ed accogliere il Messia degnamente. Uno degli scritti che sono stati ritrovati nelle grotte di Qumran, infatti, così recitava: «In quei momenti, gli uomini dovranno cessare di abitare tra i corrotti per ritirarsi nel deserto, dove saranno istruiti coloro che devono essere pronti in quei giorni» (Esseni, Il Manuale di disciplina).
Non furono solo gli ebrei in terra d’Israele ad attendere un “dominatore” e un “liberatore”, ma anche altri popoli, come ad esempio ci hanno ben testimoniato i due biografi-storiografi Tàcito e Svetònio i quali, il primo nelle Històriæ e il secondo nella Vita di Vespasiàno, riferirono che molti, in Oriente, aspettavano, secondo le loro scritture, un dominatore che sarebbe venuto dalla Giudea.
Gli studiosi orientali, infatti, tra cui quelli babilonési e persiàni (studi i cui echi si erano diffusi tra le varie culture dell’epoca, compresa quella romàna), avevano prefigurato che in un dato periodo, segnato da una particolare congiunzione astrale, sarebbe stato il tempo in cui un importante “dominatore” sarebbe nato.
Il periodo indicato era quello intorno al 7 o 6 a.C. (sappiamo che, come è ormai universalmente riconosciuto, per l’anno di nascita di Gesù ci fu un errore di calcolo commesso dal monaco Dionìgi il Piccolo, il quale, nel 533, calcolò l’inizio dell’era volgàre a partire dalla nascita di Cristo, che però fu posticipata di circa 6 anni…).
Tra il Tigri e l’Eufrate ed in tutto l’oriente, dunque, non solo si aspettava un Messia che doveva giungere da Israele, ma si era anche stabilito con incredibile certezza che Egli doveva nascere in quel determinato periodo.
IL RACCONTO DEI MAGI:
VERITA’ O INVENZIONE?
Molti, in Oriente, aspettavano, secondo le loro scritture, un dominatore che sarebbe venuto dalla Giudea.
Non furono, infatti, solo gli ebrei in terra d’Israele ad attendere un “dominatore” e un “liberatore”, ma anche altri popoli, come ad esempio ci hanno ben testimoniato i due biografi-storiografi Tacito e Svetonio, nelle Historiæ, il primo, e nella Vita di Vespasiano, il secondo.
Gli studiosi orientali, tra cui quelli babilonesi e persiani (studi i cui echi si erano diffusi tra le varie culture dell’epoca, compresa quella romana), avevano infatti prefigurato che in un dato periodo, segnato da una particolare congiunzione astrale, sarebbe stato il tempo in cui un importante “dominatore” sarebbe nato.
Il periodo indicato era quello intorno al 7 o 6 a.C. (sappiamo che, come è ormai universalmente riconosciuto, per l’anno di nascita di Gesù ci fu un errore di calcolo commesso dal monaco Dionìgi il Piccolo, il quale, nel 533, calcolò l’inizio dell’era volgare a partire dalla nascita di Cristo, che però fu posticipata di circa 6 anni…).
In merito alla “congiunzione astrale” di cui si sono occupati gli antichi, abbiamo un riferimento anche nel Nuovo Testamento e precisamente nel Vangelo di Matteo, dove, parlando della nascita di Gesù, lo stesso autore parla di una «stella» che indicava la Sua presenza:
««Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta Malachìa:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele (Ml 5,1).
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» (Mt 2,1-12).
Il riferimento alla «stella» di cui si parla nel brano del Vangelo, è forse lo stesso riferimento alla “congiunzione astrale” di cui parlavano gli studiosi orientali?
A questo interrogativo, dopo approfonditi studi, rispose nel 1603 l’astronomo Keplero (o Kepler, dal nome originale in tedesco), il quale, alla sua epoca, osservò in cielo un fenomeno molto luminoso: non una cometa, bensì l’avvicinamento, o la congiunzione, dei pianeti Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci.
Keplero effettuò poi alcuni calcoli e stabilì che la stessa congiunzione si sarebbe verificata anche nel 7 a.C.
Rinvenne, poi, anche un antico commentario rabbinico nel quale si sottolineava come la venuta del Messia sarebbe dovuta coincidere proprio con il momento in cui fosse avvenuta quella medesima congiunzione astrale.
La conferma del fenomeno astronomico osservato da Keplero si ebbe nel XIX secolo, sia da parte degli astronomi dell’epoca, sia grazie alla pubblicazione di due importanti documenti:
– la Tavola planetaria, un papiro egizio pubblicato nel 1902, in cui sono registrati con esattezza i movimenti planetari dal 17 a.C. al 10 d.C. ed in particolare, per osservazione diretta, la congiunzione Giove-Saturno nella costellazione dei Pesci, che si rilevò essere stata molto brillante, visibilissima e luminosissima soprattutto su tutto il Mediterraneo;
– il Calendario stellare di Sippar, una tavola di terracotta scritta in caratteri cuneiformi, di origine babilonese, ove si segnalano i moti degli astri proprio nell’anno 7 a.C., anno in cui, secondo gli astronomi babilonesi, tale congiunzione si sarebbe verificata per ben tre volte (29 maggio, 1° ottobre e 5 dicembre), mentre il medesimo evento avviene di norma una volta ogni 794 anni.
Un Dio Bambino
Nella nascita di Gesù, avvenuta in maniera incredibile, Dio ha reso possibile ciò che era impossibile, operando nell'”imprevedibilità”, nel nascondimento, nell’umiltà e nella povertà e facendo concepire Suo Figlio nel grembo verginale di un’umile (e sconosciuta) ragazza, che viveva in uno sperduto paesino della Galilea, a Nord di Israele, promessa sposa ad un semplice falegname, Giuseppe.
Fatalità volle anche che in quel periodo l’imperatore Cesare Augusto avesse indetto il censimento della popolazione e Giuseppe, fidanzato di Maria, futuro padre “putativo” di Gesù ed appartenente alla casa ed alla famiglia dell’antico re Davide, per il suddetto censimento doveva spostarsi necessariamente da Nazareth, dove viveva, a Betlemme, dove era originaria la sua famiglia.
A passo d’asino (solo i ricchi avevano i cavalli) bisognava percorrere circa 150 Km e ci volevano dai quattro ai sette giorni (ancor di più per una donna in avanzato stato di gravidanza) per attraversare la verde pianura di Esdrelon, l’inospitale Samaria e poi le alture della Giudea. In base all’editto di Augusto, ai fini del censimento, Maria non era obbligata ad accompagnare Giuseppe. Soltanto gli uomini, infatti, erano tenuti a recarsi nel proprio paese d’origine per la registrazione. Eppure, nonostante ciò e nonostante la difficoltà del viaggio, faticoso ed impervio per una giovane donna in attesa di un bambino, Maria non volle lasciare solo Giuseppe, non volle privarlo della sua presenza, della presenza di Gesù e della sua nascita al mondo, quasi a sigillare la profonda unità, comunione di vita e di intenti che, già dagli inizi, c’era nella Sacra Famiglia, tra lei, Giuseppe ed il nascituro Gesù.
Come sappiamo, però, a Betlemme non c’era posto per Giuseppe, la sua sposa ed il futuro nascituro in albergo e, essendo giunti i giorni del parto, dovettero necessariamente rifugiarsi in una grotta lì vicino, dove, appunto, nacque Gesù.
Betlemme era un piccolo paesino, quasi di montagna (a 765 metri sul livello del mare), a circa 10 km a sud di Gerusalemme, il cui nome, guarda caso, in ebraico significa “casa del pane“, mentre in arabo significa “casa della carne”:
quale migliore “coincidenza”, per un Dio bambino che lì si fa “carne” e poi “pane”, in eterno, per l’umanità?
Seppur semisconosciuta e nascosta, come abbiamo accennato, Betlemme era considerata la città di Davide dalla cui discendenza sarebbe dovuto venire il Messia. La profezia risaliva ad almeno 500 anni prima della nascita di Gesù ed era riportata nel libro del profeta Malachia:
«E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti» (Ml 5.1).
Gesù, uomo-Dio, appena nato, messo in fasce su una mangiatoia, dentro una fredda grotta sperduta tra le colline-montagne, in un freddo mese d’inverno ed assistito solo dai poveri Giuseppe e Maria, fa la Sua prima apparizione “al mondo”, in quelle condizioni, a dei poveri e semplici pastori che, pernottando all’aperto, stavano vegliando tutta la notte per fare la guardia al proprio gregge (o ai greggi loro affidati dai rispettivi padroni) ed a cui degli angeli, in una grande luce, rivelarono che a Betlemme era nato il Salvatore e che, per riconoscerlo, lo avrebbero trovato avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia (Cfr. Lc 2,1-20.).
Quegli stessi pastori ascoltarono e seguirono le parole degli angeli recandosi alla grotta e divenendo, in seguito, i primi annunciatori del Regno e di un Dio che si era fatto Bambino che, incredibilmente e misteriosamente, avevano trovato in fasce, come un poverello, assistito da umili genitori, in una grotta sperduta, invece che in trionfo su di un alto trono, con una corona regale in testa, circondato da miriadi di servitori osannanti…
Dio, infatti, non era dove tutti immaginavano che potesse essere od apparire, ma, curiosamente e stranamente, era lì, bambino, in una notte buia, tra i cuori di due anime innamorate, senza possedere null’altro che il loro affetto, la loro cura e la loro tenerissima attenzione per Lui.
Dio “piccolino” ed imprevedibile, appare così agli occhi di quegli umili, poveri e spesso disprezzati pastori, su cui nessuno, per la mentalità dell’epoca, avrebbe scommesso un soldo. «All’epoca della nascita di Gesù, [infatti,] quella del pastore era la condizione più disprezzata. I pastori erano infatti considerati impuri e peccatori e, secondo le scritture, il Messia alla sua venuta, li avrebbe eliminati fisicamente. Erano servi malpagati e sfruttati da parte dei proprietari del gregge e quindi, spesso, sopravvivevano con il furto ai padroni o agli altri pastori con i quali contendevano i pascoli. Esclusi dal tempio e dalla sinagoga, equiparati agli immondi pagani, per i quali non c’era alcuna speranza, per loro non c’era alcuna possibilità di salvezza. Erano esclusi dal perdono di Dio perché non potevano restituire quel che avevano rubato, secondo quanto era prescritto dalla Legge (Lv 5,21-24). Privati dei diritti civili, esclusi dalla vita sociale, ai pastori era negata anche la possibilità di essere testimoni, poiché, in quanto ladri e bugiardi, non erano credibili e valevano meno delle bestie che dovevano accudire.
Non era così, invece, all’epoca in cui visse il re Davide, il quale, ispirato da Dio, aveva scritto anche quel famoso salmo: “Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce” (Sal 23,1-2). Al tempo di Davide, infatti, la società palestinese era diversa, era ancora di stampo nomade, e nel mondo beduino il ruolo del pastore era importante, al punto da diventare figura del capo, del re, e quindi di Dio. Poi la società andò mutando e diventò sempre più sedentaria ed al tempo di Gesù l’immagine idilliaca del pastore era ormai un ricordo e la realtà era ben diversa» (tratto da un articolo del 2016 di padre Alberto Maggi – teologo, biblista, religioso dell’ordine dei Servi di Maria ed autore di diverse pubblicazioni -, intitolato: I pastori al tempo di Gesù).
Un Dio “bambino”, dicevamo, inerme, debole, fragile, bisognoso di cure, attenzione ed affetto, nella povertà e nel nascondimento.
«Colui che abbraccia l’Universo ha bisogno di essere tenuto in braccio. Lui, che ha fatto il Sole, deve essere scaldato. La tenerezza in persona ha bisogno di essere coccolata. L’amore infinito ha un cuore minuscolo, che emette lievi battiti. La Parola eterna è infante, cioè incapace di parlare. Il Pane della vita deve essere nutrito. Il Creatore del mondo è senza dimora…» (Papa Francesco, Omelia, 24 dicembre 2021).
Un Dio, però, ricco di umanità, che realizza nel cuore dell’umanità stessa (ed in quello dei poveri pastori) il prodigio più grande ed imprevedibile, Dio infinito che si fa uomo, in tutto e per tutto uguale a noi, affinché potessimo tornare ad essere come Lui, a Sua «immagine e somiglianza», «santi ed immacolati nell’amore», nella misericordia, nel perdono, nella donazione e nella grazia, che viene da Lui ed è dono Suo.
Come mai e
perché
Giovanni entrando nel sepolcro
“vide e credette”?
Nel capitolo 20 del Vangelo di Giovanni viene detto:
“Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette (Gv 20, 1-8).
Come avrete notato, nel testo citato sopra abbiamo evidenziato e sottolineato alcune parole, che di primo acchito non sembrano avere tanta rilevanza. Ci siamo sempre chiesti, però, come mai l’apostolo Giovanni, alla luce di quanto descritto nel suddetto testo, afferma senza ombra di dubbio che “vide e credette“: Cosa lo colpì e impressionò in manera così inconfutabile per affermare quanto citato? Possibile che una scena come quella presentatasi e descritta abbia potuto suscitare in lui tanto stupore e meraviglia da poter dire, all’istante, che “vide e credette”?
Da una prima lettura, in base al testo riportato ed alla sua traduzione, non ci sembra di assistere a qualcosa di particolarmente fenomenale o scioccante. L’apostolo scrive che è arrivato alla tomba prima di Pietro, che vede delle bende buttate per terra e il sudario ben piegato da un’altra parte.
Sulla base di quanto viene narrato pare che non ci sia niente di particolarmente straordinario o strano, se non il fatto che il corpo di Gesù non c’era più, le bende buttate in maniera disordinata per terra e il sudario, invece, ben piegato da un’altra parte. Cercheremo di approfondire, allora, questo “mistero” e di rispondere a questo legittimo interrogativo, analizzando proprio il testo originale scritto in greco antico, lingua di cui l’Apostolo si è servito per la stesura del quarto Vangelo. In particolare, ci soffermeremo proprio sulle parole evidenziate nel testo riportato poco più sopra: “vide le bende per terra” e “il sudario era piegato in un luogo a parte”. Quali termini ha usato, in questa occasione, l’evangelista? Perché vedendo la scena descritta nel capitolo 20 del suo Vangelo, riferisce che: “vide e credette”?
Per sgombrare subito il campo, iniziamo affermando che la questione ruota tutto attorno al termine greco “keimena” (κείμενα), che in molte Bibbie italiane viene tradotto con un generico “per terra” o “posate“, ma che nasconde un significato molto più preciso.
1. Il significato di Keimena
Il verbo keimai non significa semplicemente “essere a terra”, ma descrive qualcosa che giace svuotato, che si è “abbassato” o “afflosciato”, ossia Giovanni vede le bende nella stessa posizione in cui erano quando avvolgevano il corpo, ma afflosciate e intatte, senza il corpo dentro.
2. Il Sudario “misterioso” (entetyligménon)
Il dettaglio più incredibile riguarda il sudario (il velo che avvolgeva il capo). Giovanni dice che non era con le bende, ma “avvolto in un luogo a parte”.
Il termine greco usato, entetyligménon, suggerisce che il sudario conservasse ancora la forma a cilindro (la piegatura originale attorno alla testa) e non era stato srotolato e ripiegato da qualcuno, ma si trovava esattamente dove era la testa di Gesù, mantenendo la sua forma “originaria”
Il testo originale, infatti, descrive la posizione del sudario con una precisione che spesso le traduzioni italiane faticano a rendere appieno. La frase greca recita:
καὶ τὸ σουδάριον, ὃ ἦν ἐπὶ τῆς κεφαλῆς αὐτοῦ, οὐ μετὰ τῶν ὀθονίων κείμενον ἀλλὰ χωρὶς ἐντετυλιγμένον εἰς ἕνα τόπον.
Ecco l’analisi dei termini chiave:
* ἐντετυλιγμένον (entetuligménon): È il participio perfetto del verbo entylisso. Mentre molte traduzioni usano “piegato”, il significato originale è più vicino a “arrotolato” o “avvolto”. Suggerisce che il sudario non fosse stato appiattito e riposto con cura, ma che avesse mantenuto la forma circolare o ovale che aveva quando avvolgeva il capo di Gesù, come se il corpo si fosse semplicemente smaterializzato dall’interno.
* χωρίς (chorìs): Significa “separatamente”, “a parte” o anche “diversamente”. Indica che il sudario non si trovava insieme alle altre bende (othónia), ma occupava una posizione distinta.
* εἰς ἕνα τόπον (eis héna tópon): Letteralmente significa “in un unico luogo” o “in una posizione unica”. L’uso del numerale héna (uno) invece dell’articolo indeterminativo sottolinea la singolarità del luogo o della condizione in cui si trovava l’oggetto.
Significato dell’osservazione
Secondo diversi esegeti, questa disposizione fu il “segno” che portò Giovanni a credere immediatamente alla Risurrezione. Giovanni vide i teli “sgonfiati” o “afflosciati” (keimena) e il sudario ancora avvolto, come se la testa di Gesù fosse ancora sotto di esso, a testimonianza di un evento che aveva superato le leggi fisiche.
Provando ad analizzare il contrasto dinamico tra i due termini verbali usati per descrivere la scena: keímena (per le bende) e entetuligménon (per il sudario), emerge dunque che:
1. Il contrasto tra i termini
L’originale greco non suggerisce che il sudario sia stato “piegato” come farebbe una persona ordinata, ma descrive una scena di “svuotamento” fisico:
* Keímena (da κείμαι): Riferito alle bende (othónia), significa “giacenti”, “distese” o “afflosciate”. Indica bende che non sono state srotolate, ma che appaiono prive del corpo che contenevano, come svuotate dal di dentro.
* Entetuligménon (da ἐντυλίσσω): Riferito al sudario, significa “arrotolato in sé” o “avvolto”. La forma al participio perfetto indica uno stato permanente: il sudario manteneva la forma circolare che aveva attorno al capo, pur essendo “separato” (chorìs) dal resto delle bende.
2. L’interpretazione principale degli studiosi
Le analisi filologiche più celebri e approfondite sostengono che la traduzione corretta dovrebbe evidenziare la posizione fisica degli oggetti:
* Chorìs (χωρίς): Solitamente tradotto con “a parte”, secondo gli esegeti, invece, indica che il sudario non era “afflosciato” come le bende, ma manteneva la sua consistenza.
* Eis éna tópon (εἰς ἕνα τόπον): Non indica un “angolo” generico della tomba, ma la “posizione unica” dove si trovava il capo.
In altre parole, Giovanni vide il sudario ancora arrotolato esattamente dove avrebbe dovuto essere il volto di Gesù, ma senza il volto all’interno.
3. “Vide e credette”: il segno visivo
Il testo greco spiega perché Giovanni “vide e credette” (Gv 20,8). La struttura dei teli che “giacevano” (keímena) suggeriva a un testimone oculare che il corpo fosse passato attraverso i tessuti senza manometterli.
La reazione di Giovanni: “Vide e credette”
Perché Giovanni, appena entra e vede le bende, allora, crede subito alla risurrezione?
Se avesse visto un sepolcro vuoto e bende sparse, avrebbe pensato a un furto. Se il corpo fosse stato rubato, infatti, i ladri non avrebbero perso tempo a sfilare le bende lasciandole intatte e “sgonfie”, né avrebbero riposto il sudario mantenendo la sua forma ovale.
Egli crede perché vede l’impossibile fisico: le bende non sono state sciolte, il corpo è “evaporato” o passato attraverso di esse senza alterarne la posizione. È lo shock di vedere un involucro intatto ma privo di contenuto che lo convince istantaneamente.
Per quanto riguarda, invece, la traduzione italiana delle parole greche eiden ed episteusen (“vide e credette”), la traduzione è letteralmente corretta. Tuttavia, il testo originale racchiude sfumature teologiche e linguistiche che una semplice traduzione parola per parola non riesce a trasmettere pienamente.
Ecco i dettagli fondamentali per comprendere il testo dell’apostolo Giovanni (Gv 20,8):
1. La progressione del “vedere”
Il Vangelo di Giovanni utilizza tre verbi diversi per descrivere l’atto di vedere nel sepolcro, indicando un cammino di consapevolezza:
(blepei): Giovanni arriva per primo e “vede” fisicamente le bende (v. 5). È lo sguardo superficiale della vista oculare.
(theorei): Pietro entra e “osserva” o “esamina” attentamente (v. 6). È uno sguardo analitico, riflessivo e interrogante.
(eiden): Giovanni entra e “vede” (v. 8). Qui il verbo indica una visione profonda, un percepire con il cuore che porta alla comprensione interiore.
2. Il legame tra visione e fede
In greco, l’espressione è unita da una coordinazione molto stretta: ka eiden ka episteusen (“e vide e credette”).
- Causa ed effetto: Questa struttura indica che la fede di Giovanni non è un salto nel buio, ma l’effetto diretto e immediato di ciò che ha visto.
- Cosa vide? Giovanni non vide Gesù risorto, ma i segni della sua assenza: le bende “distese” o “afflosciate” (keimena) e il sudario piegato a parte. La posizione dei teli, che sembravano aver “svuotato” il corpo senza essere stati manomessi, fu la prova che scatenò la fede.
3. Il tempo verbale (Aoristo)
Entrambi i verbi sono al tempo aoristo, che in greco esprime un’azione puntuale e conclusa nel passato. Questo suggerisce che in quel preciso istante, davanti a quei segni, Giovanni ebbe un’intuizione fulminea e definitiva: comprese che Gesù era risorto, nonostante non avesse ancora pienamente inteso le Scritture (come specificato nel versetto successivo).
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Antonio Splendiani
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Lo.
«Lodate il Signore nel suo santuario,
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi,
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con squilli di tromba,
lodatelo con arpa e cetra;
lodatelo con timpani e danze,
lodatelo sulle corde e sui flauti.
Lodatelo con cembali sonori,
lodatelo con cembali squillanti;
ogni vivente dia lode al Signore» (Sal 150).
Complimenti!
Hai trovato il tesoro!
«Gioisci, figlia di Sion,
esulta, Israele,
e rallegrati con tutto il cuore,
figlia di Gerusalemme!
Il Signore tuo Dio in mezzo a te
è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
si rallegrerà per te con grida di gioia,
come nei giorni di festa»
(Sof 3,14.17-18).
Chi è la “figlia di Sion” per eccellenza? Chi è colei per il quale il Signore “si rallegrerà con grida di gioia, come nei giorni di festa”? Chi è colei che ha partorito “la Grazia”, Immacolata, attraverso il quale partecipiamo a tutte le gioie e le benedizioni che Dio ha preparato per noi “fin dalla fondazione del mondo” o, meglio ancora, da quando è stato concepito l’Universo e tutto ciò che è stato creato? Chi è questa Donna meravigliosa, dal quale è nato il Salvatore del mondo?
Questo grande “tesoro”, di inestimabile bellezza e grandezza, come è a tutti noto, è la Santa e Benedetta Maria, la madre di Gesù, colei a cui tutti i “Troni” e le “Dominazioni” si inchinano, che ha creduto all’ “adempimento delle parole del Signore”, che Gesù ha costituito “nostra Madre”, per sempre. Maria, la piccola Maria, l’umile serva del Signore, la sposa di Giuseppe il falegname, che con il suo semplice e umile “Si” ha partorito la Grazia di Dio e la Salvezza del mondo…
Come non rivolgerci a Lei, allora, e offrirle tutto quello che abbiamo, tutto quello che siamo, noi stessi, il nostro cuore, la nostra vita? Come non rivolgerci a Lei e implorarla, come un figlio fa con la madre o una nullità con chi è tutto e può tutto e l’ama sopra ogni cosa?
Perciò, cari amici, abbiamo deciso di dare ascolto a chi ci ha chiesto la realizzazione di più canti di offerta a Maria (ed, in seguito, come un po’ abbiamo già iniziato a fare, lo faremo anche con altri canti) ed ecco il nostro tesoro:
Scegli il canto di offertacanto di preghieracanto di supplica
che più preferisci…
(Avviso per chi usa il cellulare: dopo che la pagina con l’immagine centrale è stata caricata, aspettare ancora qualche secondo e successivamente scorrere in orizzontale con il dito sull’immagine stessa per selezionare i diversi canti ascoltabili)